Stamattina ho 130/80

25.01.2017 13:41

Dopo tante disgrazie, concediamoci un momento di leggerezza parlando di quella che il grande Totò chiamerebbe una quisquilia: il passaggio di consegne fra Massimo Gramellini e Mattia Feltri al «Buongiorno», la popolare rubrica quotidiana in prima pagina su La Stampa. Sembra che la scelta del titolo della rubrica giornaliera affidata all’acuminata penna di un giornalista famoso, destinato a diventare un culto, sia avvenuta all'ultimo momento, a tarda sera, praticamente quando il pezzo inaugurale era già in pagina. Gramellini stava tornando a casa e venne messo telefonicamente alle strette dal direttore per sputare il titolo della rubrica su due piedi. Il povero Gramellini racconta che quella sera stava scortando il suo cane nella passeggiatina igienica sotto casa, da qui l'idea de «L'aiuola». L'ispirazione fu brutalmente bocciata dall'allora direttore Marcello Sorgi, in favore di «Buongiorno», e si suppone che il futuro autore de L'ultima riga delle favole non ci sia rimasto molto bene: un momento d’intimità fra un giornalista e il suo cane rovinato da un direttore dispotico.

Va detto che nemmeno al Corriere della sera, prossimo domicilio di Gramellini, si siano sforzati molto per battezzare la nuova rubrica che curerà dal prossimo febbraio: «Il caffè», che in un contesto milanese può avere un edificante sapore illuminista, ma siccome Pietro e Alessandro Verri volevano un energico svecchiamento delle istituzioni e la modernizzazione dello Stato a colpi di riforme, forse l'anti-renziano Gramellini non sarebbe molto simpatico. È probabile quindi che «Il caffè» sia stato scelto semplicemente perché era sera tardi, Gramellini stava sempre portando a spasso il suo cane e il direttore Fontana ha scartato di nuovo «L'aiuola» perché nelle banalità del mattino il «caffè» viene prima del «buongiorno» e della pisciata del cane.

Ma alle banalità bisogna stare attenti, perché secondo lo stesso Gramellini quel «Buongiorno» nel corso del tempo ha dato alla rubrica un tono «buonista» lontano dalle intenzioni dell'autore; e c'è da credergli, se come titolo lui si sarebbe ispirato più volentieri a uno spazio per deiezioni canine con inquietanti riferimenti danteschi: «l'aiuola che ci fa tanto feroci». E forse anche quel «buon» ha contribuito a trasformare subliminalmente il bravissimo corsivista dal taglio decisamente satirico nell'attuale guru disincantato ma non troppo, autore di bestseller capaci di conquistare una platea che va dalla signora sentimentale ai più fini intellettuali. Vedremo se il fatale «Buongiorno» farà lo stesso effetto al suo prossimo inquilino, Mattia Feltri, che da papà Vittorio deve avere ereditato una formidabile dotazione di anticorpi contro il buonismo. Ma «Il caffè» potrebbe darci un Gramellini più tonico, amaro e adrenalinico.

Se dovesse mai capitarmi di tenere una rubrica quotidiana e il mio direttore mi chiedesse un titolo, i titoli mattutini fra i quali potrei scegliere sono sconfortanti: «Pipì», «Brioche», «Muoviti che è verde», «Stamattina ho 130/80». Forse è per questo che molti sono destinati a rimanere al palo.

 

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