Tromba che ti passa

29.11.2015 15:50

Non essendo un teologo e nemmeno un assiduo frequentatore di chiese, non sono in grado di analizzare le differenze tra il Cristianesimo e l’Islam, ma sicuramente sono religioni diverse, se non per il Verbo scritto nei rispettivi libri sacri, certamente per i verbi usati dalle rispettive gerarchie nelle chat e nelle smessaggiate su WhatsApp. Quando mai troveremo nelle chiacchierate virtuali degli imam, allegre ed esuberanti locuzioni come «tromba che ti passa» o «vado a cerca' cazzi», che alcuni abati e monsignori ormai impiegano più spesso degli «amen»?

Anzi, se nella chat di un prelato cattolico trovi «amen», con tutta probabilità si tratta dell'intervento di un pudibondo correttore su un «a man», con cui il sant'uomo cercava compagnia per una serata in qualche villa al mare.

L'ultimo capitolo di questo Decameron sono le whatsappate con cui Francesca Chaouqui annuncia a un riluttante monsignor Vallejo il prossimo atterraggio tra le sue lenzuola della procace «cugina Silvana», che descrive usando un linguaggio da annuncio sexy: «36 anni, morbidissima», che sicuramente significava «matura, sovrappeso», infatti il monsignore, dopo aver saggiato la merce, si è tirato indietro dicendo: «lassa perdere, è bruta» (non è chiaro se sia un refuso sfuggito al correttore o se Vallejo abbia trovato la cugina Silvana un cesso).

I dorati Anni 80 del sesso facile, del lusso sfacciato e dei soldi a palate, a quanto pare sopravvivono solo in Vaticano. Mentre papa Francesco si sente più a casa nelle bidonville di Nairobi, il suo ex Segretario di Stato Tarcisio Bertone vive in un attico tipo quello di 007-Una cascata di diamanti.

Nel Decameron di quel galantuomo di Boccaccio, il vecchio ebreo Abraam, dopo aver visto con i suoi occhi la tremenda corruzione della corte papale, si converte entusiasticamente al Cristianesimo, riconoscendo che se la Chiesa non è ancora morta malgrado tutti gli sforzi di papa e cardinali per demolire con il loro comportamento la fiducia dei credenti, deve essere davvero sostenuta dallo Spirito Santo.

Se il teorema di Abraam è ancora valido, la nequizia delle gerarchie ecclesiastiche è molto più utile alla causa cattolica dello zelo pauperistico e riformatore di papa Francesco, e ogni nuovo libro di Gianluca Nuzzi è un drappello di atei che viene a Canossa in tela di sacco.

In passato, quando l'incoerenza fra ciò che si predicava e come si razzolava passava il segno, i cristiani si svegliavano: fu così che un giovane di Assisi si spogliò in pubblico prendendo in moglie madonna Povertà, un frate di Ferrara riempì le piazze urlando come Beppe Grillo quando parla del Pd e un monaco tedesco inchiodava l’esosità sacrilega del papato innescando la Riforma protestante. Perfino la Chiesa stessa cercava di darsi una mossa, dando il via al Concilio di Trento durato quarant’anni.

Oggi invece non succede praticamente nulla, e l'ennesimo scandalo riguardante una tonaca o un saio non fa che corroborare un distacco e un'indifferenza cronici.

Il fatto è che ai tempi di Francesco d'Assisi, di Savonarola e di Lutero la gente credeva davvero, e tanto, non solo a Dio, ma al paradiso, all'inferno e a tutto il resto.

La moralizzazione della Chiesa non era solo questione di decoro pubblico, di coerenza e di credibilità, ma proprio di vita o di morte. Non quelle terrene, ma quelle eterne.

La fine era sempre dietro l'angolo, guerre e pestilenze erano all'ordine del giorno, si moriva come mosche, spesso fra dolori atroci e molto spesso poco dopo essere venuti al mondo.

Il diavolo e il fuoco eterno facevano una paura fottuta e bisognava essere sempre pronti a presentarsi davanti al Giudice eterno con le carte in regola. La Chiesa era l'unico controllore autorizzato a rilasciare il biglietto per la felicità oltremondana, che avrebbe ripagato il cristiano di una vita terrena che era come la scala di un pollaio, corta e piena di merda.

Una Chiesa infedele, incapace, ignorante e lontana da Cristo, rischiava di trascinare tutta la cristianità, pecore e pastori, verso la dannazione: per questo riformarla era necessario e urgente, a costo di scatenare scismi e guerre sanguinose o di rischiare persecuzioni e rogo.

Leggo sul Vangelo: «Chi vuole salvare la propria vita la perderà, ma chi perderà la propria per causa mia la salverà». E’ desolante scoprire che questo versetto sia stato preso in prestito dai kamikaze islamici, mentre i prelati debosciati tremano di più leggendo le proprie analisi del sangue che la parola di Dio.

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