Trottolino amoroso

22.05.2017 14:41

Mettiamo subito da parte i risolini, perché il Partito animalista, solennemente battezzato da Silvio Berlusconi sabato scorso, è il coronamento di un sogno lungamente accarezzato. Solo chi ha la memoria corta può sarcasticamente gridare alla svolta estemporanea, bollarla come l’ennesima improvvisazione del più grande uomo di spettacolo che la politica italiana abbia mai annoverato tra le sue fila. Poco più di tre anni fa, infatti, l’onorevole Renato Brunetta diede alle stampe, su mandato del caro leader, una piccola summa il cui titolo era già un programma: Dudù Act – Proposte per un welfare animale. In principio infatti, come tutti sanno, c’era Dudù. Fu a lui, entrato più di molti umani nelle grazie del Cavaliere, che Brunetta si ispirò per il suo appello.

Oggi, chi si chiede le ragioni dell’odierna svolta animalista, dovrebbe andare su Google e rileggersi le 56 paginette che lo compongono. Il documento è un minuzioso excursus sulle normative che nei vari Paesi proteggono gli animali, e soprattutto su quello che l’Italia, immancabilmente fanalino di coda in materia, potrebbe e dovrebbe fare. Non importa se il tenero barboncino dal pelo bianco spariva e riappariva come un fiume carsico seguendo umori e mutamenti della relazione tra Silvio e Francesca Pascale, che lo aveva introdotto con tutti gli onori alla corte di Arcore. Fu lì che Dudù incontrò Dudina e i due figliarono un’allegra nidiata di cuccioli. Ma non vissero felici e contenti.

Sabato scorso, alla presentazione milanese del Partito animalista, Dudù non c’era e la sua assenza ha fatto rumore: sia mai che è di nuovo caduto in disgrazia? Strano, perché Francesca era lì con il fidanzato ad applaudire, segno che tra i due non c’è aria di buriana. A ben guardare però un indizio della crisi del rapporto (con Dudù, non con la Pascale) lo si era già avuto alla vigilia di Pasqua, quando Berlusconi si era fatto fotografare in tenera posa mentre dava il biberon a un agnello. D’accordo, erano i giorni della protesta contro l’abbacchio in tavola, e la cosa ci stava tutta ma, raccontano nei corridoi di Arcore, dilaniato dalla gelosia il barboncino patì una crisi depressiva.

Peccato però che Dudù non abbia potuto gioire assieme a Silvio, Francesca e Vittoria Brambilla, fondatrice del nuovo partito. Un rassemblement che, secondo i quasi infallibili sondaggi del Cavaliere, alle prossime elezioni potrebbe portare a casa il 20% dei voti, che tradotto in seggi fa 160 deputati e 60 senatori. Dunque, vista la consistenza, una lista che si può definire “civetta” solo per affinità di specie e che, sommata a Forza Italia (che, seppur dimezzata, attualmente vanta pur sempre un centinaio di eletti), può legittimamente aspirare al governo del Paese. Ecco la spiegazione del perché Silvio, quando nacque l’Italicum, si batté per il premio di coalizione e non di lista, e perché lui alfiere del maggioritario stia ripiegando verso un più confortevole proporzionale. D’altronde è sempre meglio avere una legge elettorale fatta con le zampe piuttosto che con i piedi.

 

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