Un interminabile talk-show

10.10.2015 18:47

«Ora farò i nomi!» è la minaccia più ricorrente in quasi tutte le fasi post-dimissioni, e Ignazio Marino non ha fatto eccezione.

E così ha tirato fuori il nome di Veltroni, perché è nello stile dell’uomo prendersela con chi gli appare più debole e fuori dalla politica. Complimenti, signor ex sindaco!

Nella parabola di Marino non c’è un solo gesto che non si iscriva nel malcostume corrente della classe dirigente: ego ipertrofico, racconto al limite del fantastico delle proprie gesta, congiure di poteri forti, aria da vendicatore del popolo che però si ripagava con qualche cenetta a spese dei contribuenti.

Personaggi così ne abbiamo visti a centinaia. Marino ha però la prosopopea di quei “tecnici” che ritengono di dover intervenire in politica per le deficienze di questa, ma che la praticano con gli stessi vizi e difetti di coloro che vogliono sostituire.

Tuttavia rifuggono dall’appellativo di “politico”. Ragionava così Berlusconi, ragionava così Di Pietro, ragionava così Ingroia, ragiona così Emiliano. Non ha mai ragionato così, tanto per fare il nome di un intellettuale che ha praticato la politica e la sana amministrazione, Massimo Cacciari.

Questi uomini nuovi, che trovano sempre pronta una corte di entusiasti cantori alla ricerca di simboli, sono il segno della degenerazione della Seconda Repubblica.

Si tratta spesso di persone che vengono da campi importanti, in cui sono stati messi professionalmente in discussione - come medici, come magistrati, come altro - che nella politica hanno trovato il modo di proseguire una carriera e che dalla politica si aspettano riconoscenza.

C’è stato un tempo in cui soprattutto la sinistra si avvaleva di uomini di cultura per rafforzare la rappresentanza nelle assemblee elettive, per portare altre competenze e sensibilità, ma erano personaggi di assoluto valore. Oggi questi apporti sarebbero preziosi solo se fossero accompagnati da sobrietà, disinteresse e soprattutto capacità.

La prima stagione dei sindaci vide politici e professionisti cimentarsi nei governi delle nostre città con entusiasmo e voglia di capire, e soprattutto con tanta voglia di lavorare. Oggi prevalentemente sono personaggi di non eccelso livello, attenti all’immagine ma incompetenti nelle materie di cui si devono occupare. Marino sta in questo cerchio. Con lui, malgrado le sue minacce, si deve chiudere la stagione di questi “finti tecnici” prestati alla politica. Si deve scegliere sulla base di capacità vere, dimostrate, e soprattutto di pregressi rapporti politici limpidi.

La politica di oggi ha bisogno di combinare due fattori: una democrazia che sia sempre più coinvolgente e leadership revocabili che sappiano fare le cose. Basta con le prime donne, con gli ego-mostri e con i chiacchieroni.

A Roma serve un sindaco con la faccia feroce che dica ai cittadini: la ricreazione è finita, ora si lavora tutti per ridare decoro alla Capitale, e si proceda con la scure. Serve un uomo o una donna di coraggio, non il protagonista di un interminabile talk-show.

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