Un pessimo spettacolo

03.06.2015 14:43

Ho sempre sostenuto che la candidatura di De Luca fosse inopportuna, però ritengo altrettanto inopportuna e maldestra la decisione dell’ Antimafia contro di lui a due giorni dal voto. La Bindi dice che è stata costretta ma io resto convinto che l’avrebbe potuto fare un mese prima.

Se ci chiediamo perché cresce l’astensione, i motivi che spingono un italiano su due a stare a casa, dobbiamo tenere presente anche il pessimo spettacolo di questa pessima politica. A questo pessimo spettacolo De Luca ci aggiunge un finale ridicolo, quello di denunciare la Bindi, una stupidaggine di un personaggetto della politica.

Da questa tornata elettorale si coglie il dato che Renzi, descritto come terribile imperatore della politica italiana, in verità non conta più di tanto e i suoi collaboratori dovrebbero andare a ripetizioni di politica, non avendo previsto quasi nulla, come invece avrebbero dovuto fare.

Renzi ad esempio non ha capito che esiste un mondo di sinistra che non lo ha mai amato, anche se per un po’ ha addirittura sperato in lui. E non ha capito neppure che senza questo mondo, i suoi tic, le sue icone, i suoi difetti, le sue pose, soprattutto il suo passato (errori compresi), nessun leader di centrosinistra va da nessuna parte.

A mio avviso il segretario Pd dovrebbe lasciare da parte la sua arroganza e iniziare subito una politica di recupero dei voti che gli sono fuggiti.

Un’altra cosa che Renzi non ha capito è che le riforme che lui vuol fare sono molto costose elettoralmente, come capita a tutti i veri riformatori, quindi avrebbe dovuto avviare una seria e massiccia campagna di comunicazione preventiva sull’opinione pubblica.

Un altro errore è che poco prima delle elezioni si è messo contro la casta avvilita e affranta degli insegnanti, in gran parte rivolta a lui elettoralmente, e ci è andato a muso duro senza una parola, senza un messaggio, senza la descrizione di un progetto. Una follia pura.

Un altro errore è quello di essersi mostrato una vera mammoletta verso l’area irriducibile della sinistra interna. E qui nasce un problema serio. Al netto delle ragioni di cui si parla, la domanda è se può un’area di un partito, di un partito qualsiasi, descrivere il proprio segretario-premier come un fascista e convivere con lui nella stessa organizzazione politica. Secondo voi è normale che un pezzo di partito passi il tempo a costruire percorsi parlamentari per far cadere il proprio leader restando nella stessa associazione? E volete che dopo questo triste spettacolo la gente li vada a votare?

Si può stare nella stessa squadra sperando che l’altra faccia gol? Non desidero che Renzi cacci le sue minoranze, ci mancherebbe altro, anche perché m’importa poco, ma sarebbe molto più dignitoso che loro stessi se ne andassero. Poi magari un’altra volta vi dirò come tutte, dico tutte, le scissioni a sinistra sono fallite. Una sola non fallì, quella comunista del 1921, perché dietro a quella scissione c’era il mito antifascista e perché i comunisti scissionisti si rivelarono eroi della lotta a Mussolini e Hitler, cosa che consentì loro di farsi perdonare di aver spaccato il partito socialista nel momento storico peggiore per l’Italia. E poi avevano Gramsci mica Civati.