Un vero e proprio accanimento terapeutico

24.11.2017 21:15

Unire è meglio che dividere, anche se le eccezioni abbondano. Dunque è lodevole l’appello di Walter Veltroni e dei padri nobili del Pd (Romano Prodi in testa) affinché la sinistra non si disperda in mille rivoli ma si presenti compatta alla prossima sfida elettorale, dove sondaggi e comune percezione prevedono vada incontro a una cocente sconfitta. Stare tutti insieme è un lecito auspicio, però c’è da osservare, almeno è stato così in questi ultimi mesi, che più si moltiplicano gli appelli all’unità e più, preda di un’inesausta tendenza centripeta, la sinistra va in pezzi.

Battersi per tenere tutti sulla stessa barca rischia di affondarla ancora di più, ma soprattutto, vista la vana profusione degli sforzi, gli appelli stanno sconfinando in un vero e proprio accanimento terapeutico. L’unica residua speranza di rianimare il morituro sta nel fatto che con l’avvicinarsi delle elezioni si moltiplicano le apprensioni tra parlamentari uscenti e aspiranti entranti per trovare un posto al sole. È il momento in cui l’ideologia lascia il posto alla convenienza e i rancori cedono il passo al calcolo delle opportunità. S’ingrossa perciò il numero di coloro che son sospesi tra una parte e l’altra in attesa di capire in che direzione andare, e per un Pisapia che dopo infiniti tentennamenti ha scelto di schierarsi con la casa madre c’è una Boldrini che, dopo aver sposato con decisione l’alternativa al Pd, ora sembra tornata su posizioni attendiste.

E’ proprio in questa circostanza, quando affiorano dubbi e cedimenti, che il lavoro dei pontieri nell’idea di arrivare a un fronte comune si fa più intenso. Francamente c’è però da sperare che non ce la facciano per almeno due motivi dirimenti. Il primo l’ho già evidenziato, stare insieme a tutti i costi non è di per sé un valore ma può risultare mero opportunismo, come due che non si amano più (anzi, si odiano) ma decidono di continuare a convivere sotto lo stesso tetto perché a ciascuno costerebbe molto di più separarsi. E poi perché, banalmente, si può con certezza scommettere che, una volta passate le elezioni, gli elementi divisivi tornerebbero a deflagrare con effetti dirompenti (un copione purtroppo già visto) su coalizioni e governi. Meglio perciò, come sta capitando alla Spd in Germania, accettare senza fare drammi la prospettiva di stare fermi un giro, dato che le prossime elezioni, visto che la legge elettorale premia le coalizioni e i grillini perseverano nell’idea di correre da soli, sanciranno il ritorno della destra al governo. La straordinaria persuasività del cavaliere fa sì che da quella parte i motivi per stare insieme siano di molto superiori a quelli per dividersi. Nel frattempo la sinistra dovrebbe approfittarne per rifondarsi, ritrovando il suo senso perduto o un nuovo senso, sempre che un senso, nella stagione che l’ha vista quasi ovunque battere in ritirata, ancora ce l’abbia.

 

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