Una favola oltremanica

28.04.2016 21:55

Dopo aver visto un bel servizio di RaiNews24 dedicato all’allenatore che ha portato il Leicester in testa al campionato di calcio inglese, voglio anch’io dedicare due parole a Ranieri, un cognome che per molti profani di calcio viene subito associato a Massimo o al defunto principe di Monaco. Ma questa volta si tratta di Claudio Ranieri, romano del Testaccio, che in Inghilterra lo vogliono addirittura fare baronetto, gli vogliono intitolare una strada e allo stadio gli cantano Volare

Dicono sia una sorta di allenatore-zio che per stimolare lo spirito di squadra, anziché maltrattare i giocatori chiamandoli testedicazzo, checche e simili, li porta in pizzeria, non a mangiare la pizza ma a farla, e sembra pure che gli sia venuta bene. «Una persona educata e molto sensibile» dicono di lui i suoi giocatori, e sembra che questi giocatori stiano dando veramente il massimo, dato che ogni domenica “asfaltano” le squadre avversarie. Ma pare si possa diventare allenatori-zii solo in Inghilterra, perché qui da noi in panchina si preferiscono gli energumeni omofobi, quelli che sputano sentenze nel piatto dove mangiano e gli sgrammaticati affetti da forme più o meno gravi di sociopatia. 

Agli inglesi Ranieri piace proprio per la sua umiltà, e così quando si commuove di fronte alla gratitudine delle anziane tifose del Leicester (sì, in Inghilterra allo stadio ci vanno anche le signore anziane), i giornalisti si strappano i capelli per l'entusiasmo e lo osannano sulle pagine di giornali e rotocalchi. Ma non dobbiamo gridare al miracolo, perché ricordo che anni fa Gianluca Vialli (che allenava il Chelsea) disse in un’intervista che quando andava al supermercato e faceva la fila alla cassa, la gente nemmeno lo riconosceva, perché in Inghilterra è così, il calcio finisce allo stadio. 

«Mi sembra un sogno» ha detto Ranieri a RaiNews24, rievocando il suo arrivo a Leicester, «è stato come tornare a giocare a calcio da bambino», dove evidentemente «da bambino» significa poter sorridere, non dover fare per forza la faccia feroce, non sentirsi addosso i ricatti e i veleni che trasformano un allenatore in un fascio di nervi miliardario con la sclerata sempre in canna. Ranieri invece, chiamato l'anno scorso al Leicester dopo una carriera con alti e bassi in alcune squadre italiane ed europee, per assicurare alla squadra inglese la “tranquillità”, cioè i punti-salvezza, ha dimostrato che si può restare tranquilli, sereni e spiritosi anche se si arriva in cima alla classifica. 

A dirla così sembra la trama di uno di quei film americani strappalacrime: la squadra di mezze calzette snobbata dalle big, presa in carico dal mister italiano col blasone un po' appannato (aveva appena fallito l'obiettivo di portare la Grecia agli Europei), portata alla vittoria del campionato. Ma l'allenatore nato al Testaccio vede le potenzialità di quei ragazzi abbacchiati per il pessimo campionato precedente, e nel giro di pochi mesi li porta in cima alla Premier League. Un quotidiano inglese ha evocato un film apparentemente lontanissimo dal mondo del calcio - Billy Elliott - la storia di quel ragazzino figlio di minatori con la vocazione della danza classica, notando che la parola che Billy usa per descrivere la sensazione che gli dà la danza - elettricità - è una delle preferite di Ranieri e sintetizza perfettamente la stagione del Leicester. 

Ranieri ha quasi vinto il campionato (mancano solo tre partite), sta portando una squadretta di second’ordine alla vittoria finale e lui, quasi incredulo, ha detto di non sentire alcuna pressione intorno alla squadra, ma solo entusiasmo, a differenza di quel che gli succedeva quando allenava in Italia. Speriamo che Sir Claudio Ranieri, se davvero verrà insignito di un titolo nobiliare dalla Regina, resti in Inghilterra ancora un po' per far battere il cuore agli inglesi, ma anche agli italiani e alle italiane che cercano ancora un po' di favola nello sport più bello e più lercio del mondo. Pazienza se la favola non è ambientata in Italia, consoliamoci col fatto che il protagonista è un italiano.

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