Una festa sadomaso in un club privè

17.09.2016 15:17

Con tutti quei rancori, faide e lotte di potere ai vertici pentastellati romani, sembra di assistere a un eccitante Catfight, quelle lotte fra donne in abiti sexy, spesso caratterizzate da graffi, schiaffi, tirate di capelli e indumenti strappati. Sembra che ai maschietti piaccia molto questo tipo di “spettacoli”. In effetti la squadra è tutta al femminile, da Raggi a Ruocco, da Taverna a Lombardi, e tutto ruota intorno a una quinta donna, l'assessore Paola Muraro. L’unica cosa che non quadra è che se l'intera vicenda fosse declinata al maschile non si parlerebbe di uomini del Movimento 5 stelle contro il sindaco: tanto per intenderci, il genere dei coinvolti non farebbe notizia. Enfatizzarlo dà a tutta la vicenda, come dicevo, un eccitante profumo di Catfight, tanto più che la “vittima” di tre bionde, peraltro molto combattiva, è una giovane moretta dal pallore attraente di nome Virginia Raggi.

Forse sto dicendo una “boldrinata”, ma l'obiettivo non è gridare al sessismo, però il cliché della “battaglia di dame” è ghiottissimo, perché induce a pensare che a Roma le esponenti grilline si stiano accapigliando perché sono donne, ergo gelose e competitive, e come tali non sanno fare squadra: era inevitabile che alla prima occasione si piantassero le unghie negli occhi, soffiando e strillando come gatte soriane fra le rovine del Ludus Magnus. C’è un passo di un’operetta che dice: «…è scabroso le donne studiar, son dell'uomo la disperazion…». E invece la novità del caso Raggi-Muraro-Lombardi & Sisters è che si tratta di una tipica lotta di potere alla romana, con gruppi di pressione, soldi (tanti) in ballo, amici da sistemare e poltrone da aggiudicare, solo che per la prima volta le protagoniste sono tutte donne. O meglio, tutte coppie (politicamente parlando), di cui lei è la metà più in vista e lui quella più chiacchierata. Perché non c'è solo il duo Virginia Raggi-Raffaele Marra, amabilmente definito da Roberta Lombardi «il virus che infetta il M5s» (lui si era definito «lo spermatozoo che ha fecondato il movimento», e subito me lo immagino in calzamaglia bianca in una scena di un film di Woody Allen tipo Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso). Ma c'è anche l'accoppiata Roberta Lombardi-Marcello De Vito (portavoce del M5s a Roma); Carla Ruocco-Marcello Minenna (ex assessore al Bilancio uscito sbattendo la porta); poi c’è la coppia “scoppiata” Paola Taverna-Luigi Di Maio, un tempo molto vicini e mai lontani come da quando si è tentato di fare di Taverna il capro espiatorio della scarsa vigilanza sugli avvisi di garanzia di Paola Muraro.

Altro che Catfight, in questa prospettiva quel che sta succedendo a Roma sembra più una festa sadomaso in un club privé, roba che neanche in Suburra di Sollima. E’ sconcertante perfino il patriarca Beppe Grillo, che sta interpretando un bizzarro ruolo alla Alberto Sordi, quello del «boni, state boni». In questo caso si dovrebbe declinare al femminile, ma “bone” non si può dire, se no sembra un complimento, e per di più sessista.

 

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