Una grandissima voglia di mordere

07.08.2016 21:14

Da quando i comunisti non mangiano più bambini ma vanno addirittura a farseli fare in Canada, come Nichi Vendola, ad azzannare i piccoli ci pensano le maestre degli asili nido, come quelle del Baby World di Milano, dove un bimbo di neanche tre anni ha riportato ferite al collo giustificate ai genitori con uno strappo al bavaglino, prima che le telecamere dei carabinieri mostrassero che a morsicarlo era stata un'«educatrice». In questo caso un solo paio di virgolette non basta, visto che le clausole educative offerte dal Baby World, oltre ai morsi pedagogici, prevedevano le classicissime botte, l'incatenamento alla seggiolina e la segregazione nel gabinetto, metodi che si insegnano solo alla Facoltà di Scienze della formazione di Guantanamo.

I titoli di studio di Milena Ceres, la donna indagata per questo e per altre decine di casi di maltrattamenti, erano considerati adeguati per gestire un servizio di assistenza all'infanzia, e le sevizie sarebbero continuate, impunite, per chissà quanto tempo, se non ci fosse stata la provvidenziale soffiata di due dipendenti, ancora non si sa se per rivalsa o se per un rimorso di coscienza. Sevizie che costavano in media sei o settecento euro al mese ai genitori milanesi sprovvisti della fortuna di avere nonni cui affidare con serenità i propri figli o che pensano che i bimbi debbano socializzare fin da piccoli.

«Non ce l'ho con te, ma col tuo vicino che non ti butta giù» diceva Ettore Petrolini allo spettatore che lo insultava dal palco. È un po' lo stesso discorso per gli asili-lager, le maestre manesche o i professori sporcaccioni, che spuntano periodicamente da ogni parte della penisola: non sappiamo mai con chi prendercela di più, se con i colpevoli o con i loro colleghi che non sanno mai nulla, o che se sanno sono reticenti, o con i loro superiori che applicano la regola del conte-zio dei Promessi Sposi: «sopire, troncare, troncare, sopire».

Salvare il buon nome della scuola o dell'asilo, salvare i posti di lavoro, salvare i bilanci: tutto è più meritevole di essere salvato, tutelato, garantito, del benessere e dell'integrità fisica e psichica dei nostri figli. E dico «nostri» perché molti di noi, non potendo accedere ai nidi pubblici e avendo il brutto vizio di far lavorare la moglie pur essendo madre, in passato si sono appoggiati ai centri di servizi per l'infanzia privati come il Baby World, gestiti da educatrici che, va detto, in genere restituiscono i bambini tutti interi e perfino desiderosi di tornarci il giorno dopo. Ma ormai non si può mettere la mano sul fuoco su nulla e per nessuno: probabilmente anche Milena Ceres e le sue colleghe avevano un viso rassicurante come il colorato e invitante sito web del Baby World. Ma ormai la parola «genitore» è sinonimo di apprensivo-cagacazzo che pretende di insegnare a educatori-maestri-professori-allenatori-istruttori a fare il loro mestiere. I genitori hanno sempre torto, quando intervengono e quando non intervengono, quando si fidano e quando non si fidano, quando proteggono i loro figli e quando li lasciano confrontare con il mondo. Tutto va bene finché una telecamera dei carabinieri mostra un'«educatrice» che morde un bambino di due anni e mezzo per poi affermare che si è ferito con il bavaglino. I segni sul collo del piccolo guariranno, ma per cancellare quelli che rimarranno dentro di lui e negli altri bimbi che hanno subito le violenze non basteranno processi, cause e risarcimenti. E alle mamme e papà imbrogliati, spennati e soprattutto feriti in quello che hanno di più caro al mondo, viene una grande, grandissima voglia di mordere.

 

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