Una minaccia da trasformare in opportunità

01.11.2016 11:01

Anche se per tradizione l’anno bisestile non viene considerato fortunato, nessuno avrebbe mai immaginato che la natura potesse accanirsi in questo modo con le nostre regioni del Centro Italia. Case, chiese, scuole, palazzi, uffici pubblici e commerciali spazzati via in pochi minuti. Vittime, feriti e migliaia di sfollati per i quali occorre trovare una soluzione immediata sia attraverso le istituzioni preposte a questo scopo, sia attraverso la solidarietà dei nostri connazionali.

Anche in un contesto simile il Paese è però spaccato. Una parte, quella più nobile, che si sta adoperando nei limiti del possibile per dare il proprio contributo, l’altra, voglio sperare quantitativamente inferiore ma mediaticamente più rumorosa e devastante, che cerca di speculare politicamente e non solo, anche su una situazione così drammatica. L’Italia sta attraversando, ormai da troppo tempo, un periodo di crisi non solo economica ma anche sociale. Se fosse una persona potremmo dire che è in una sorta di crisi esistenziale dalla quale non riesce a uscire. Dopo il boom degli Anni 60 e il periodo degli Anni di piombo, la caduta del muro di Berlino del 1989 ci aveva illuso di poter diventare un Paese normale.

Pensavamo che le inchieste giudiziarie di “Mani Pulite” nei primi Anni 90 potessero ricondurre la politica a una trasparenza alla quale avevamo perso l’abitudine e potessero contemporaneamente contribuire a darci una nuova classe dirigente. La discesa in campo di Berlusconi, la nascita della prima Lega Nord, il travaglio interno ai vecchi partiti di sinistra lasciavano presupporre che prima o poi il processo, certamente difficile e non indolore, ci avrebbe consegnato un Paese normale. Per molti l’ultima speranza era stata che anche l’uscita di scena di Berlusconi (almeno come premier) avrebbe potuto bloccare quel clima da Guelfi e Ghibellini che si era creato. Nel frattempo si è innescata la più grande crisi economica mondiale dal 1929 a oggi e le guerre, che nel frattempo si sono sviluppate nel mondo, hanno dato luogo a un gigantesco fenomeno migratorio ancora in corso e che certamente subirà un’accelerazione.

L’Italia non si è pacificata con se stessa neanche dopo i governi Monti e Letta e tantomeno con l’arrivo di Matteo Renzi, considerando che si è registrato anche il boom di consensi a favore del Movimento 5 stelle. Dalla caduta del muro di Berlino sono passati ben 27 anni e noi non abbiamo non solo trovato un assetto istituzionale e una legge elettorale coerente con un mondo totalmente cambiato, ma il tasso di litigiosità (ringraziando Iddio non nelle forme violente degli Anni di piombo) è decisamente aumentato. Tutti contro tutti: in politica, nelle associazioni, nei condomini o in qualunque contesto dove si debba condividere qualcosa. Comunque la si pensi, io credo che in un contesto così difficile e complesso, come quello che forse troppo sinteticamente ho descritto, sia difficile trovare delle soluzioni. Occorrerebbe un confronto maggioranza/opposizione molto più costruttivo, un sistema di valori condiviso a livello Paese e una disponibilità culturale a operare da parte di tutti come civil servant anziché a difesa del proprio esclusivo interesse di parte.

Io credo che il devastante terremoto che ancora una volta ha colpito il Centro debba obbligarci a una profonda riflessione. Non sarà possibile ricostruire una parte così importante della nostra bella Italia nel contesto attuale. Nessuno da solo, persona, partito, gruppo che sia, riuscirà a gestire una situazione così difficile e complessa dovendo anche far fronte a problemi esogeni quali l’immigrazione. Occorre abbassare i toni. Occorre un patto dove certamente non si annullino il ruolo del governo e dell’opposizione, ma dove entrambi agiscano nel superiore interesse dello Stato. Abbiamo visto che, terremoto a parte, stanno crollando scuole e viadotti. Abbiamo un Paese da manutenzionare e da mettere in sicurezza prima che altri eventi o le scelleratezze dell’uomo facciano altri danni. Abbandoniamo l’astio e lavoriamo tutti, sempre nel rispetto dei ruoli, per il bene comune. Utilizziamo i media e i social in particolare, per diffondere questo nuovo approccio e non solo per avvelenare il pozzo del vicino.

A questo punto sarebbe un atto pacificatorio rinviare il referendum a data da destinarsi, come segno eloquente che la politica, in questo momento, ha altro a cui pensare. Nelle scuole di management insegnano a trasformare una minaccia in un’opportunità; la devastante minaccia del terremoto è già arrivata, trasformiamola nell’opportunità di risollevare insieme le sorti del Paese. 

 

© Riproduzione riservata