Una terra promessa, un mondo diverso

18.08.2015 19:35

Se il povero Fantasma di Canterville si aggirasse in questo periodo ululando e agitando catene, raccoglierebbe solo indifferenza e scherno, mentre un tempo bastava sentirne il nome per rabbrividire.

La scelta di Aurora Ramazzotti come conduttrice di X-Factor, si deve chiaramente all’oblio di uno degli spettri televisivi più agghiaccianti dall’invenzione del tubo catodico: il famigerato Sanremo del 1989, quello dei «figli d’arte».

Rosita Celentano, Paola Dominguìn, Danny Quinn e Gianmarco Tognazzi erano all’epoca tutti privi di esperienze pregresse nella conduzione televisiva, e dunque la loro esperienza sanremese si rivelò particolarmente sfortunata con i quattro che commisero gaffes e lapsus linguistici a quasi ogni annuncio, guadagnandosi il titolo di “peggiori conduttori del Festival”, che dopo un quarto di secolo resta ancora saldamente nelle loro mani.

Forse i proprietari di Sky sono troppo giovani per ricordare, oppure sono degli inguaribili ramazzottimisti, ma in noi attempati, prima dello sdegno per la designazione di una diciottenne il cui curriculum si esaurisce nel certificato di nascita, scatta la preoccupazione. Naturalmente per Aurora, più che per X-Factor.

I figli d’arte del 1989 furono presi a pesci in faccia solo dopo il debutto, nell’era dei social network la povera e incolpevole Ramazzottina è già stata linciata due mesi prima di iniziare.

«È fresca e spontanea, ha la stessa età dei concorrenti e sa rapportarsi con i coetanei», dice il direttore delle produzioni di Sky.

In pratica questo signore ci informa che Aurora è maggiorenne e non è sociopatica, il che ci fa molto piacere, anche se probabilmente era la stessa cosa che nel 1989 il direttore artistico di Sanremo diceva di Paola Dominguìn e Rosita Celentano. L’unica osservazione che potrebbe venire in mente è che i coetanei di Aurora con cognomi più oscuri, per quanto freschi e spontanei, non abbiano chances di condurre X-Factor, al massimo possono sognare di gareggiare affrontando lunghe selezioni in cui devono (veramente) dimostrare di avere talento.

L’unico loro piccolo vantaggio è quello di non avere un padre che posta su Facebook un pippone aggressivo e grondante di risentimento, in cui rivendica la propria dura gavetta e la propria “umiltà”.

Già, l'umiltà del ragazzo di periferia tutto riccioli e giubbotto, che sognava per i giovani come lui «una terra promessa, un mondo diverso».

Diverso in cosa? Ramazzotti non lo specificava, ma se intendeva «un mondo dove non si diventa conduttori di uno show a diffusione nazionale solo perché si è figli di una celebrità», è ancora un sogno irrealizzato.

«Oggi va così, non abbiamo rubato niente» ha detto papà Eros. Okay, signor Ramazzotti, grazie della sua lezione di vita, ma ora non sprechi energie, le risparmi per quando inizierà X-Factor e i rosiconi del web crocifiggeranno la piccola Auri appena aprirà bocca, che sia brava o no.

Se poi dovesse anche collezionare «gaffe e lapsus linguistici», niente paura, fra vent’anni la ritroveremo alla radio come conduttrice di un simpatico programma estivo sul nostro rapporto con cani e gatti, come fa attualmente Rosita Celentano. D’altronde l'ha detto lei, oggi va così, mi permetto solo di aggiungere che probabilmente andrà così anche domani.