Una versione a stelle e strisce del "Sabato del villaggio"

21.01.2017 14:55

Mi è sembrata un'incoronazione papale, anche se l’era di Trump era già iniziata a novembre. Veramente era già iniziata quando ha vinto le primarie del partito repubblicano e i meno ottusi hanno capito che se un tipo del genere poteva correre per la Casa Bianca, l'America era talmente cambiata che c'era perfino da aspettarsi che vincesse.

È quasi un anno che la stampa mondiale non parla che di lui, nel bene e soprattutto nel male, sei mesi che i comici lo sfottono, due mesi che i politici lo esaltano o lo crocifiggono nei talk show. Fatto sta che Trump è diventato presidente da appena ventiquattro ore e già ne abbiamo le scatole stracolme: di lui, del suo ditino alzato, di sua moglie Melania, della figlia Ivanka, del genero maneggione, dei rubinetti d'oro della Trump Tower, della sostanza sconosciuta di cui sono fatti i suoi incredibili capelli, un elemento raro il cui unico giacimento al mondo si trova sul cuoio capelluto del 45esimo presidente degli Stati Uniti, e che inevitabilmente finirà per essere inserito nella Tavola periodica degli elementi con il nome di Trumpio.

Lo stesso tycoon, a soli due mesi dall'elezione, sembra già fisicamente provato come dopo quattro anni di presidenza. Il contrasto con la freschezza della moglie, già imbarazzante di suo, era quasi patetico, sembrava il suocero ripresosi da un brutto malanno. Sappiamo tante cose di Trump, anche perché lui ha nascosto così poco di se stesso e delle sue intenzioni, che non ci aspettiamo più nessuna sorpresa, nessun colpo di scena, nessuna gaffe più clamorosa di quelle che abbiamo già visto. Siamo già sazi di trumpismo, e a meno che il prescelto dall'America bianca, sfigata, omofoba, sessista e razzista o semplicemente delusa non faccia una spettacolare inversione a U e non si trasformi in un campione dei diritti civili, filocinese e antirusso, amico dell'Europa e dei giornalisti, adesso arriva la parte noiosa: quella in cui le sparate devono misurarsi con la dura realtà, le promesse elettorali con gli ostacoli, gli slogan brevi ed efficaci con la lenta prosa della democrazia, con i suoi pesi e contrappesi. A Washington, sotto un cielo grigio di pioggia, si è consumata una versione a stelle e strisce del Sabato del villaggio, in cui il sabato è durato due mesi e la domenica durerà quattro anni. 

 

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