Un'Italia impantanata

27.01.2017 10:40

Se guardiamo alla storia recente, dal dopoguerra ad oggi si sono susseguiti ben sessantaquattro Governi. Cambiamo Governo con una media di una volta all'anno. I più lunghi sono stati quelli di Berlusconi, Craxi e Renzi. Dobbiamo ammettere che la stabilità non è uno dei punti di forza del nostro Paese.

La Corte costituzionale pochi giorni fa si è espressa sull’Italicum, praticamente riscrivendolo, ma ora ciò che resta da risolvere è il tema della governabilità, e non è una cosa da poco. Essendo la sentenza immediatamente eseguibile si potrebbe quindi tornare alle urne e votare con un premio di maggioranza alla Camera, che andrebbe al partito (non alla coalizione) che supera il 40 per cento dei consensi. Peccato che l’ultima volta che ciò è accaduto è stato nel 1958! Aldilà delle singole velleità e dei vari leader politici che vorrebbero più o meno tempo prima di misurarsi nuovamente alle urne, il dibattito resta aperto, soprattutto se facciamo lo sforzo di guardare oltre il nostro naso e prendiamo in esame gli ultimi fatti politici avvenuti in Italia e nel mondo.

Il referendum di dicembre ha dato un secco «no» a chi voleva cambiare la costituzione e con lei il ruolo del Senato, che oggi invece continua a porre la fiducia al Governo. In America Trump ha vinto le elezioni contro ogni sondaggio, in Europa si stanno delineando sempre più forti mutamenti politici come la Brexit o le prossime elezioni francesi e tedesche. Appare evidente come in Italia nessun partito prenderebbe più del 40 per cento, e ciò darebbe vita a un Parlamento frammentato, senza premio di maggioranza e vincolato ad alchimistiche alleanze di governo. Al Senato resta una legge elettorale diversa che continuerà a dare vita a maggioranze differenti tra le due camere. Le tre cariche più alte del Paese, il presidente della Repubblica, il presidente del Senato e il presidente del Consiglio chiedono di armonizzare questi due sistemi. Per farlo ci sono diverse strade, più o meno complesse, che vanno da una ridiscussione del premio di maggioranza al Senato fino a una nuova legge elettorale. Bisogna però che qualcuno abbia il coraggio di farlo. E’ questo il compito a cui la politica è chiamata.

Grillo ha voglia di misurarsi per puntare a quel 40 per cento, lo stesso vorrebbe Renzi; Berlusconi, invece, vorrebbe poter rimanere slegato dall'obbligo di correre in coalizione, prendendo così le distanze da Salvini. Se nella nostra storia per anni si è parlato di sistema bipolare destra-sinistra, oggi quel sistema di poli ne vede quattro: un centro formato da Forza Italia e dai moderati, una destra-destra con Salvini leader, un Pd renziano (almeno fino al prossimo congresso) con l’appoggio di alcune forze di sinistra, il Movimento Cinque Stelle. Si possono fare calcoli a non finire, ma resta chiaro che con due sistemi elettorali diversi per Camera e Senato e un quadro politico come il nostro, il termine governabilità ha durata breve. Saranno i partiti a dover dare una risposta, anche perché urlare «al voto al voto» in queste condizioni, significherebbe avere un’Italia sempre più debole e instabile. L'ennesima Italia impantanata.

 

© Riproduzione riservata