Le ingenuità di un fedifrago eiaculatore precoce

12.08.2014 22:35

Cara ragazza che un giorno unirai la tua vita, per sempre o per un tratto più o meno lungo, a quella di mio figlio, voglio rassicurarti: io non sono un avvocato matrimonialista di grido come Annamaria Bernardini De Pace, quindi per te sarò un semplice suocero, cioè fisiologicamente inopportuno, invadente e rompicoglioni, ma con esponente uno, non un suocero al quadrato o al cubo, come la madre dell'ex moglie di Raoul Bova.

Avvocatura e suoceritudine combinate insieme diventano una pozione letale che devasta cervello, fegato e zebedei delle malcapitate nuore anche se, molto più spesso, quelle dei generi.

Quindi, cara ragazza, se abbandonerai il mio rampollo perché sedotta da qualcun altro, o più probabilmente perché non riesci a trovare il comò fra le pile di libri e vestiti che quello sciamannato lascia in giro, al massimo potrei tirarti dietro il mio dizionario d'Italiano, tutto sta a trovarlo in mezzo al casino, ma non mi vedrai mai vivisezionarti sotto Ferragosto in una vera e propria requisitoria cartacea a mezzo stampa, come quella che l'avvocato-suocera Bernardini De Pace ha scagliato contro un non ben identificato genero (in cui molti hanno individuato Raoul Bova).

Fedifrago, irresponsabile, sfruttamogli e sfruttasuocere, arrampicatore sociale, padre snaturato, sfasciafamiglie e pure, alla fine (in cauda venenum!), eiaculatore precoce: lo stagionato ma sempre appetibile sex symbol del cinema italiano viene ridotto a una molliccia tipologia di maschio latino.

Un comprensivo e solidale pensiero per Chiara Giordano (ex moglie di Raoul Bova), che dopo aver incassato con compostezza e sportività (almeno a giudicare dalle foto sui rotocalchi) corna e fuga del marito, evenienza che ogni moglie realista deve mettere in conto dall'invenzione delle nozze, ora deve anche gestire le intemperanze mediatiche materne.

La lettera pubblicata dal Giornale mi ricorda l'aria del Flauto magico di Mozart: «La vendetta dell'inferno ribolle nel mio cuore/Morte e disperazion m'infiamman tutt'intorno!».

L'avvocatessa Bernardini De Pace istruisce il caso: lui e lei si conoscono, s’innamorano, diventano soci e compagni di vita, poi lui incontra un'altra. Vabbè, è la vita, succede milioni di volte al giorno. Ma abbiamo le prove, signori della corte, che ciò sia inevitabile? Ebbene no! Non possiamo essere certi che una coppia non sia rimasta e non rimanga tale per tutta la vita. Basta sacrificarsi, tener duro e pensare al bene della famiglia, cosa semplicissima e normalissima.

In passato Raoul Bova si era lamentato con Vanity Fair (la spalla su cui ogni uomo vorrebbe poter piangere) del fatto che sua moglie gli avesse messo contro la figlia adolescente. E qui, pur non essendo avvocato, devo riconoscere che Bova abbia peccato un tantinello d’ingenuità: un'adolescente non ha bisogno d’imbeccate materne per mettersi d’istinto contro un padre che scappa di casa con una ragazza poco più grande di lei. Ma ingenua mi sembra anche l'avvocatessa Bernardini De Pace, che ha costruito la sua brillante carriera proprio assistendo donne abbandonate per avvenenti ragazze, quando rimprovera al genero di aver lasciato moglie e figlia «in cambio solo di un corpo giovane».

Come se la sua lunga professione non le avesse insegnato nulla della fragilità umana (maschile in particolare), come se la giovinezza e la bellezza fisica, veri e propri doni celesti, non fossero dai tempi dei tempi un potentissimo polo d'attrazione oltre che un potente tonico contro le paturnie della mezza età (maschile e femminile).

Oppure, ancora peggio: come se avesse pensato che a sua figlia e all'uomo scelto dall'una e approvato dall'altra, non sarebbe mai potuto accadere quel che capita nelle migliori e nelle peggiori famiglie, e pure in quelle così così.

L'unico modo per distinguersi dalla massa amorfa delle perdenti è costruire a mezzo stampa uno sputtanamento corredato di colpevolizzazione, e per di più senza mai citare esplicitamente il fedifrago.

Tornando a noi, cara mia futura nuora, non temere: niente letteracce ai giornali, e tantomeno a quello diretto da Sallusti. Certo però che se, come Raoul Bova, vai a farti compatire su Vanity Fair con tanto di foto di copertina con occhioni vittimeggianti, ti tiro dietro non solo il dizionario d'Italiano ma anche quello di Latino.