Un'occasione persa

15.04.2016 18:03

Poteva essere una buona occasione per dimostrare al mondo intero che quel Nobel per la pace a Barak Obama non gli era stato dato solo perché sua moglie coltiva un orto biologico. Un po' avevamo sperato che il segretario di Stato americano John Kerry, in visita a Hiroshima, esprimesse a nome degli Stati Uniti, se non delle scuse, almeno qualcosa di simile a una riflessione sulle responsabilità americane per un atto di guerra che in pochi secondi ha spento innumerevoli vite e ha inflitto all'intero genere umano un trauma da cui non si riprenderà più. Perché la sua vera forza strategica, dopo quei giorni del 1945, non viene dalla divisione dell'atomo ma dall'elevamento a potenza della paura. 

Mai nella storia dell'uomo un'arma vincente è stata impiegata solo una volta e poi basta, è successo solo con la bomba atomica, dopo che gli americani la fecero esplodere a Hiroshima e Nagasaki. Fu talmente grande l'orrore universale per l'immensa strage, a breve e a lungo termine, dove i più fortunati furono le decine di migliaia di giapponesi disintegrati sul colpo e non quelli che morirono arsi e avvelenati lentamente dal maledetto e inestinguibile fuoco evocato dalle invisibili viscere della materia, che nessuna potenza osò più usare le bombe nucleari di cui peraltro continuava a riempirsi gli arsenali. 

Come è accaduto dopo Auschwitz, anche dopo Hiroshima il concetto di Dio, giustizia e misericordia hanno perso un po’ di senso. Da allora l'uomo pensa se stesso in una maniera diversa da prima, sa di poter spazzare via la vita da tutta la terra e pensa che prima o poi qualcuno lo farà, e questo fantasma è stato raccontato ossessivamente in centinaia di libri e di film. Per carità, anche i bombardamenti ''tradizionali'' spazzarono via popolazioni e città, come Dresda e Tokyo, e anche oggi si cerca di mascherare con un pizzico di cavalleria immense carneficine, dicendo di bombardare solo obiettivi militari per dare ai civili il tempo di mettersi in salvo, quando sappiamo bene che le tempeste di bombe non servono a distruggere l'esercito del nemico ma a punire il suo Paese per averlo generato. Ma a Hiroshima e Nagasaki bastò un solo aereo, una sola bomba, un solo minuto. La sproporzione fra l'arma e l'entità del danno ha fatto saltare violentemente logica e buonsenso collettivo, procurando all'umanità una sindrome da stress post-traumatico che dura da settant’anni e a cui ci siamo tanto abituati da considerarla un normale habitus dell'uomo contemporaneo. 

Di questo si doveva parlare al Parco della Pace di Hiroshima, dove si sono riuniti i rappresentanti delle potenze nucleari del G7. Ma è meglio non insistere su questo punto proprio ora, alla vigilia della corsa alla Casa Bianca, altrimenti Donald Trump potrebbe promettere di lanciare la bomba atomica per risolvere definitivamente i conflitti in Medio Oriente, a meno che non voglia usarla prima per stroncare alla radice il problema dell'immigrazione clandestina dal Messico. È un po' vicino agli Stati Uniti, è vero, ma Trump proteggerebbe la frontiera elevando il suo speciale muro, anche se probabilmente penserà che le radiazioni americane non attaccherebbero mai i propri compatrioti.

 

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