Virginia Raggi come lady Ligeia

27.02.2017 14:08

Non credo sia sciacallaggio la notizia girata sui media a proposito del malore di Virginia Raggi a poche ore dall'incontro con la Roma Calcio a proposito della questione sul nuovo stadio. Succede la stessa cosa anche tra fratelli. Quando non andavo a scuola perché mi ero svegliato con la febbre, i miei fratelli, che pure mi volevano bene, come minimo si accigliavano e sibilavano malignamente: «Mah. Ieri sera stava benissimo» oppure: «Guarda guarda, proprio oggi che aveva il compito di matematica», fissando me e mia madre che aveva creduto alla messinscena. E io magari ero scosso dai brividi e avevo due tonsille grosse così. Altro che bigliettini incoraggianti, fiori, forza qui e forza là, com'è successo al sindaco di Roma.

Sulla natura del malore che l'ha colpita non sono stati diffusi molti particolari, a parte l'acuta diagnosi dell'ex marito, fanatico salutista: «Sicuramente non fa una vita facile… è un po' magra, dovrebbe mangiare di più». Se già i mariti in carica non capiscono una mazza dello stato di salute delle mogli, figuriamoci gli ex, comunque l'ipotesi esaurimento ci potrebbe anche stare: la povera Virginia è sotto pressione politica e mediatica da mesi, peserà trenta chili bagnata e le sarà rimasto sì e no un globulo rosso in tutto il corpo, a forza di mangiare poco e male causa super lavoro.

Attualmente, più che da sindaco di Roma, Raggi ha l’aspetto perfetto per rappresentare una delle conturbanti eroine dei racconti gotici di Edgar Allan Poe, anzi, è identica alla lady Ligeia dell'omonima novella horror: figura sottile, carnagione avorio, lunghe chiome corvine, naso tendente all'aquilino, labbra sottili, grandi e intensi occhi neri. Un romantico ottocentesco come Poe sarebbe impazzito per questa eterea e pallida creatura che si aggira inquieta nel Campidoglio, a poca distanza da ruderi e colonne smozzicate, roba che lui, per inventarla nel 1840, avrebbe dovuto imbottirsi di oppio, mentre a noi basta guardare i telegiornali, perché Ligeia Raggi non è una castellana frutto della fantasia di Poe ma frutto dell'immaginazione di Beppe Grillo, e la sua identificazione con la città è così profonda che si è ritrovata nelle stesse condizioni dell'Urbe: al collasso. Speriamo che i loro destini continuino a sovrapporsi e che si possa applicare anche a Roma l’attuale stato di salute di Virginia Raggi: in netto miglioramento. Ma perché questo accada ci vuole una prima cittadina in piena efficienza, non lady Ligeia. Per questo mi auguro che i tanti solerti collaboratori e devoti ammiratori del sindaco capitolino, anziché intestarle polizze imbarazzanti le aprano un conto dal miglior macellaio di Roma e si assicurino che faccia fuori ogni giorno una fiorentina da mezzo chilo, anche appollaiata sul tetto, se vuole, purché la mangi fino all'ultima proteina, magari facendo la scarpetta col sughino rimasto nel piatto. La politica, diceva Craxi, è «sangue e merda», e per produrre quantità sufficienti dell'uno e dell'altra bisogna nutrirsi come si deve. Avanti Virginia, da brava, un boccone per Beppe, uno per Di Maio, uno per Di Battista…

 

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