Voglio una donnaaaaa

01.02.2015 14:30

Dopo l’elezione di Sergio Mattarella, mi sono sentito come lo zio Teo di Amarcord, quel personaggio felliniano che si arrampica in cima a un albero e grida: «Voglio una donnaaaaa».

Anch’io voglio una donna (al Quirinale), o meglio, la volevo, visto che neanche questa volta ci è andata. Ma il Quirinale è già pieno di donne: capi-servizio, segretarie, inservienti, impiegate, cuoche, e addirittura l'8 marzo ce ne sono anche nella Guardia d'onore, che nell'occasione è affidata alle soldatesse dell'esercito anziché ai corazzieri, reggimento che resterà esclusivamente maschile, almeno finché non verrà abbassato il limite minimo d'altezza di un metro e novanta o finché le pochissime italiane di quella statura cominceranno ad arruolarsi nei corazzieri anziché preferire le carriere di cestiste, pallavoliste o indossatrici. D'accordo, ma io voglio una donna al Quirinale come Presidente della Repubblica.

L'immagine della Guardia d'onore che scatta sull'attenti al passaggio di un'autorevole e sorridente signora anziché di un settantenne in grisaglia, o quella di un volto femminile incorniciato dalle bandiere italiana ed europea nel messaggio augurale di fine anno vanno accantonate per almeno un altro settennato. Qualche tempo fa si era fatto il nome di Emma Bonino, che in questo momento è impegnata in una lotta molto più dura, ma il “male incurabile” non è il tumore, che la senatrice sta affrontando con la sua ben nota tempra e con terapie per fortuna sempre più efficaci, ma la pigrizia mentale di un mondo politico che non rappresenta più lo specchio del Paese ma la sua caricatura.

E di una sinistra non più avanguardia e battistrada dell'evoluzione della società italiana e dell'affermazione di reali pari opportunità fra i generi, che è poi la chiave del cambiamento e del progresso, ma ripropositrice di schemi logori e deprimenti.

Con tutta la stima per Sergio Mattarella (la desinenza «a» del cognome è l'unica concessione all'altra metà del cielo) non era poi impossibile scovare una donna “quirinabile” di uguale levatura politica e morale.

Del resto, quando erano disponibili donne con i controfiocchi, le Iotti, le Anselmi e le altre appartenenti all'aristocrazia civile della Repubblica italiana nata dalla Resistenza, nessuno si sognava di candidarle a Capo dello Stato (salvo Cuore, ma ricordo ai più giovani che quello di Michele Serra era un giornale di satira).

Il Paese non era pronto, si diceva, come se una presidente donna fosse un ribaltamento dell’ordine naturale delle cose, al pari delle nozze gay o della gravidanza maschile.

Come se la Costituzione non fosse al sicuro se a garantirla era una donna. Qualcuno pensava che gli italiani non avrebbero preso sul serio le leggi promulgate da un presidente con il tailleur e un filo di perle.

E poi l'inquilino del Colle ha il comando delle Forze Armate, e che ne sarebbe stato della sicurezza nazionale se fosse stata in mano a una donna? Avrebbe messo fiori nei nostri cannoni? O rossetto ai granatieri?

Oggi abbiamo una donna (Roberta Pinotti) come ministro della Difesa, prova vivente che le donne vengono da Venere ma possono ambientarsi bene anche su Marte, mentre il pianeta Quirinale sembra essere ancora in una galassia lontana lontana.

Voglio una donna al Quirinale, perché più della metà della popolazione italiana è fatta di donne che hanno un disperato bisogno di sentirsi rappresentate, valorizzate, considerate, riconosciute, e magari ricompensate per il mazzo che si fanno negli studi, nel lavoro, nelle loro famiglie, in un Paese privo di servizi che dice di tutelarle mentre le ha sempre abbandonate al loro destino.

Niente da fare, in quel posto ci deve andare un uomo; le donne, come sempre, devono andare all’altro posto.