Voraci roditori

06.06.2015 00:46

Se andate a rileggervi l’articolo «Tutto va ben madama la marchesa» dell’11 dicembre scorso, capirete perché sono convinto che dopo la seconda ondata di arresti per «Mafia Capitale» è pronta ad arrivarne una terza.

Per la semplice ragione che la rete si è rivelata più estesa del previsto e dentro ci sono rimasti impigliati ancora pochi pesci, ma soprattutto perché il carcere è duro e posso immaginare che qualche pesce decida di parlare.

L’inchiesta sta rivelando la diffusione del malcostume in ogni partito e in ogni livello delle amministrazioni romane da rendere sempre più plausibile lo scioglimento del Consiglio comunale.

I partiti coinvolti, inoltre, non stanno adottando nessuna contromisura seria per proteggere l’attività pubblica e metterla al riparo dai voraci roditori che l’hanno erosa. E poi c’è il problema del sindaco. Il Partito democratico in questa storia c’è dentro fino al collo e la sua linea di difesa è fondata su capisaldi un po’ debolucci: che lo scandalo è prevalentemente di destra ed ebbe il suo fulcro nella giunta Alemanno, che noi abbiamo iniziato l’epurazione, che il Consiglio comunale non si scioglie perché le elezioni successive verrebbero vinte da Grillo, che il sindaco non si tocca.

E poi c’è la battuta finale dell’ineffabile Matteo Orfini, che se la prende con i servizi segreti che non hanno visto quello che Orfini non ha mai voluto vedere, cioè che nei bilanci comunali alla voce «rom» c’era un esborso di quattrini non giustificato dall’osservazione diretta dei campi rom. Ci vogliono le «barbe finte» per aiutare i dirigenti del Pd romani ciechi o incapaci? Questo resterà un mistero.

Renzi ha proclamato la lotta senza quartiere ai ladri, ma non ha detto nulla di concreto su quel che vuole fare e si è affidato allo stesso Orfini, che andrebbe lasciato ai giochini della Playstation, soprattutto perché in passato è stato il capo di una delle correnti più rovinose del partito romano.

A mio avviso Renzi sta per commettere un altro errore, perché lo scandalo non è prevalentemente di destra. La sinistra c’è dentro con uomini abbastanza noti e lo scandalo sembra essere di gran lunga precedente alla giunta Alemanno, anche se Alemanno è stato il sindaco che più ha incoraggiato lo strapotere di questa gentaglia. Il Consiglio comunale va sciolto perché grava su di esso il sospetto di essere inquinato.

Qualche benpensante dice che Roma non può avere un Consiglio comunale sciolto per mafia, perché sarebbe una figuraccia internazionale. Questo è vero, ma quando all’estero vedono tutti questi arresti che cosa pensano, che siamo su scherzi a parte?

Altri benpensanti dicono che con nuove elezioni vincerebbe il Movimento 5 stelle di Beppe Grillo. Vero anche questo, però se il Pd offrisse un sindaco adeguato i grillini non vincerebbero. E qui veniamo a Marino. «L’allegro chirurgo» sostiene che grazie a lui si è scoperto lo scandalo. Questo non è assolutamente vero. Di vero c’è solo che lui nello scandalo non c’è.

Quello che è vero è che si sta consolidando una corrente di opinione che lo considera il sindaco più nefasto della storia di Roma (se la gioca con Alemanno) e che la difesa dello status quo porterà inevitabilmente alla vittoria di Grillo.

La coppia Orfini-Marino esprime l’immagine di un Pd perdente, l’uno perché espressione di una giovane classe dirigente molto inserita nella politica di palazzo ma poco attenta alla vita reale del partito e della città. L’altro, il sindaco, è un estraneo che tenta improbabili esperimenti mentre la città si sente abbandonata a se stessa, mugugna e si sta incazzando di brutto.

L’unica cosa chiara è che per Renzi è stato molto più facile rottamare D’Alema che fare piazza pulita a Roma.