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Notte rosa


Notte rosa sembra esplosa, cantava Umberto Tozzi quarant'anni fa. Canzone che a suo tempo sembrava decisamente ermetica, come molti testi del cantore di Gloria manchi tu nell'aria. Sono ormai vecchio e ancora non ho capito cosa rappresentava il «guerriero di carta igienica» di Ti amo: un fidanzato con problemi di stitichezza? Un amante che vuole buttare nel cesso una storia che va a rotoli? E cosa c'entrava il primo maggio? Oltretutto quella voglia di «abbracciare una donna che stira cantando» mi metteva un'ansia terribile. A parte il sogno della donna-madre felice di stirare le camicie al suo uomo, tutte le donne che conoscevo, se abbracciate durante la delicata e faticosa incombenza della stiratura, avrebbero reagito malissimo e l'abbracciatore avrebbe rischiato un'ustione di secondo grado o una camicia bruciata. Ma torniamo alla nostra Notte rosa sembra esplosa, che a una prima lettura parla di un tizio che corre di notte dalla donna amata per cercare di recuperare il rapporto, presumibilmente insidiato da un rivale. A quasi quarant'anni di distanza, il brano tozziano si rivela in tutta la sua pregnanza alla luce della Notte rosa post-Covid. Di cose che esplodono ce ne sono parecchie, a cominciare dal calendario delle manifestazioni estive, molte delle quali scoppiate seminando schegge dappertutto, a cominciare dalla Notte Rosa della mia città, che quest'anno è stata annullata al fine di evitare concentrazioni di pubblico, e con essa sono esplosi (metaforicamente) anche i tradizionali fuochi d'artificio che tingevano di rosa il cielo notturno. Accontentiamoci del glamour dei mercatini con le bancarelle rigorosamente distanziate. Come sempre qualcuno ha storto il naso, ma «chiariamo ogni cosa/in questa notte rosa» e pensiamo ai pericolosi assembramenti che poteva comportare. Ve l'avevo detto che quella canzone era profetica...