Coronavirus 

Devo fare uno sforzo per rendermi conto che il Coronavirus non c’entra niente con il re dei paparazzi, anche se vista la psicosi dilagante, il suo nome dev’essere stato già inserito negli elenchi delle persone non gradite. Se volevamo iniziare il 2020 con una botta di emozione, l’influenza che viene dalla Cina ci ha accontentato. E’ il primo virus dell’età di Netflix, e infatti l’epidemia segue un copione da serie televisiva, in un climax a base di bilanci di contagiati e di morti aggiornati ora per ora, di bufale e controbufale, di dichiarazioni e smentite. L’ultimo scoop è la teoria di un esperto israeliano secondo cui il virus sarebbe stato creato in un segretissimo laboratorio militare in cui si lavora a un progetto di arma batteriologica. Se si poteva capire come la famigerata «spagnola» si fosse potuta trasmettere dai polli agli operai negli allevamenti, è molto più difficile spiegarsi come il coronavirus possa essere passato dai pipistrelli all’uomo. Mentre tutti i governi del mondo sono in allerta per circoscrivere il contagio e la paura attanaglia il mondo, al cast di questa fiction virale manca ancora l’eroe. Le vittime eroiche, i medici caduti sul campo perché curando i malati hanno contratto il virus, ci sono già, purtroppo, ma non c’è lo scienziato buono, quello che studia il virus e alla fine riesce a trovare il vaccino. Un ruolo non facile, specie ai giorni nostri, quando è troppo facile passare da benefattore a mostro agli occhi dell’opinione pubblica. Ne sa qualcosa Ilaria Capua, la ricercatrice italiana che depositò la sequenza genetica di un ceppo influenzale e fu messa alla gogna da un’inchiesta dell’Espresso che la fece passare per una trafficante di virus al soldo di Big Pharma. L’anno dopo, benché prosciolta da tutte le accuse, decise saggiamente di lasciare un Paese non più all’altezza dei suoi scienziati, e oggi dirige il dipartimento di Virologia dell’Università della Florida. L’altra sera era su Raitre a parlare con classe e lucidità del Coronavirus: una delle luminari mondiali della virologia che il suo paese ha costretto a espatriare a suon di calunnie. Se fa paura il morbo cinese, dovrebbe fare ancora più paura il virus mutante che unisce i geni della malafede a quelli dell’ignoranza, moltiplicandone i danni. E purtroppo ancora non si vedono terapie efficaci.