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Radici


I dati sono drammatici ma non bastano da soli ad analizzare il massacro avvenuto nelle case di riposo italiane. Le commissioni d'inchiesta sono chiamate a investigare su un fenomeno che non va letto solo in termini numerici, ma va anche compreso nelle sua portata sociale e culturale. A cominciare dallo spazio che le nostre comunità hanno deciso di riservare agli anziani, alla loro cura e al loro benessere. I dati servono, certo, per capire il dramma che attraversa l'Italia in modo diverso, al nord più che al sud, indipendentemente dal colore politico. Ma i dati non sono sufficienti. Quando questa apocalisse finirà, quando fotograferemo le macerie e i morti anziani saranno impressi uno dopo l'altro in un lungo e macabro elenco, sarà indispensabile capire e analizzare la genesi di questa strage. Per non dimenticarla, per far sì che non ricapiti mai più. E tra gli elementi centrali di questa genesi non può che esserci il dato sociale di una società che, soprattutto al nord, ha deliberatamente deciso di prendersi cura degli anziani attraverso il pagamento di esorbitanti tariffe richieste dalle case di riposo. Soprattutto nel nord produttivo, se è vero, come è vero, che oltre 2000 delle 3500 strutture per anziani si trovano tra Lombardia, Emilia Romagna, Veneto e Piemonte. In Campania ce ne sono 90, in Puglia 60, contro le 700 del Piemonte. Ovviamente non si tratta di colpevolizzare le famiglie, spesso la casa di riposo rappresenta l'unica soluzione per la gestione dell'anziano, ma proprio il fatto che il delegare ad altri la cura delle nostre radici umane sia la sola strada possibile, deve essere fonte di riflessione per il futuro. Il coronavirus ci restituisce una società che ha dimenticato i più deboli, e il mondo nuovo, se sarà davvero nuovo, dovrà rimediare a questi errori, perché senza radici nessuna pianta può sperare di vivere a lungo.