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Ragazzi di oggi


Qualche giorno fa sono capitato in un sito dedicato alla Guerra di Secessione Americana e in particolare ai Brigadieri Generali dell'Esercito Confederato con tanto di foto in divisa, luogo del decesso in battaglia e di sepoltura. Molti di quei Generali erano arrivati a conseguire quel grado (il nostro Generale di Brigata) per meriti di guerra a 28 anni, età in cui persero la vita. Qualche anno prima, nel 1849, combattendo contro i francesi era morto eroicamente all'età di 21 anni l'aiutante di Giuseppe Garibaldi, Capitano Goffredo Mameli, autore delle parole dell'Inno Nazionale della Repubblica Italiana. Venendo più vicino a noi, milioni di italiani hanno fatto in tempo a conoscere i loro nonni che nel 1899 (i famosi Ragazzi del 99) vennero mandati diciottenni in prima linea per arginare sul Piave l'avanzata austro-ungarica dopo la disfatta dell'Esercito Italiano a Caporetto. Sfogliando i giornali di questa mattina mi trovo davanti all'ennesima intervista a qualche eroico "ragazzo di 28 anni" reduce dalle vacanze in Costa Smeralda che piagnucola per aver sottovalutato il rischio del Covid che l'ha colpito a tradimento. E' incredibile ma ormai nella nostra società dai 14 fino ai 30 anni sono tutti ragazzi, vittime di un sistema che li abitua a pensare che la colpa sia sempre di qualcun altro, eterni fanciulli, coccolati come tali e che non diventeranno mai adulti. Voglio allora ricordare che nella lingua italiana "ragazzo" è un "giovane che ha superato l'infanzia e non è ancora entrato nell'adolescenza". Almeno chiamiamo quelli che da tantissimi anni hanno raggiunto la maggiore età giovanotte o giovanotti, nella speranza che almeno dopo i 40 si possa finalmente entrare nella categoria sociale delle donne e degli uomini.