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Rime


Le rime. Una parola che evoca antichi menestrelli e lontani ricordi di metrica e prosodia. ABBA ABBA CDE ECD è lo schema del sonetto, ABBA ABBA CDC DCD è lo schema delle rime foscoliane Alla sera. La rima può essere alternata, incatenata, incrociata, baciata (la più comune, quella delle filastrocche). Questi quattro tipi di rime ci sono bastati dal Duecento a oggi per confezionare secoli di poesia italiana, dagli stilnovisti fino a De Gregori. Ma l'era post-coronavirus ha bisogno di altre strutture poetiche, più consone a un mondo dove il distanziamento sociale è la nuova regola di vita. Le rime baciate, ad esempio, sono un veicolo di contagio, per non parlare di quelle incrociate. Ce ne vogliono altre, igienizzate e sanificate: le rime buccali. A proporle non è un poeta-virologo ma un presidente di regione che ha firmato un'ordinanza sulle norme in materia di distanziamento. Il famoso metro di distanza da tenere da persona a persona, dice il documento, deve intercorrere «fra le rime buccali dei soggetti interessati». Però non si tratta di rima poetica, ma di un termine che significa "fessura lineare posta fra due parti omologhe adiacenti". Praticamente la riga formata dalle labbra una sopra l'altra, il malefico spiraglio da cui possono sprigionarsi goccioline infette. Ed è fra una fessura e l'altra che va misurato il metro di distanza, cosa difficilissima, a meno di non tenere fra i denti un metro. Si potrebbe anche stabilire il metro stando uno di fronte all'altro mentre si protende entrambi il braccio, ma c'è il rischio che il gesto venga interpretato come uno scambio di saluti fra neonazisti. Bisognerebbe mettere a punto un apposito sensore tipo quelli di parcheggio, da tenere appeso al collo, che faccia bip-bip quando la distanza fra la nostra rima buccale e quella del vicino scende sotto i cento centimetri regolamentari. A proposito, bip-bip è una rima baciata?