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Spalle al muro


Un rapporto del Censis sostiene che il 40% dei giovani, in piena emergenza coronavirus, volevano tagliare fuori gli anziani nell'accesso alle cure. Detto in parole povere, quattro ragazzi su dieci affermano che è giusto che i giovani siano curati prima di chi è più avanti con gli anni. Ma non è tutto. Il 35% di questi ritiene che sia troppo copiosa la spesa pubblica destinata agli anziani. Insomma, un quadro che non lascia ben sperare e dà vita a scenari macabri e brutali. Eppure fino a poco tempo fa i nonni erano considerati il pilastro della nostra società: fragili fisicamente, deboli a livello di salute, venivano però visti come una risorsa, non come un peso. Il nonno era colui che sopperiva alle mancanze dei genitori, faceva da baby sitter (lo fa tuttora) e contribuiva a mantenere in attivo il bilancio familiare dei figli. E allora com'è possibile che il quadro si sia ribaltato in maniera così repentina? Le ragioni risiedono nel fatto che le nuove generazioni vivono in costanti condizioni di precariato: impossibilità di avere un lavoro stabile, di creare una propria famiglia, la chimera di avere un'abitazione di proprietà, sono tutte realtà che in molti vivono sulla propria pelle. A questo punto la palla dovrebbe passare alla politica, diventata sempre più punto di riferimento per pochi e non per molti. Nel frattempo, però, i giovani dovrebbero essere onesti con chi li ha cresciuti, riconoscendo il ruolo sociale e culturale svolto dagli anziani. Nel 2020 non è ammissibile che quattro ragazzi su dieci desiderino penalizzare gli anziani nell'accesso alle cure, è qualcosa che non sta né in cielo né in terra. Sarebbe il caso di non sentire più queste brutalità. Serve un patto intergenerazionale in grado di rinsaldare i legami tra giovani e meno giovani. Il tempo è scaduto da un pezzo: la politica faccia qualcosa o sarà troppo tardi.