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Stayin' alive

Stayin' alive, restare vivi. Negli anni Settanta era l'esaltazione della frenesia giovanile, oggi, nell'era della pandemia, è l'inno dei vaccinati contro il coronavirus. E quindi non stupisce la proposta dei "discotecari" di offrire i loro locali come punti per la vaccinazione di massa. Siamo chiusi da mesi, molti di noi non riapriranno più, quindi vogliamo dare il nostro contributo alla battaglia contro il virus: se prima venivate da noi a divertirvi, ora veniteci per garantire la possibilità di poter tornare in sicurezza in discoteca, ma anche al cinema, a teatro, al ristorante. Insomma, stayin' alive tutti quanti. Mi sembra un'ottima idea e un grande gesto di solidarietà. Mentre il Paese si accanisce verso tutto ciò che è socialità e divertimento, i vituperati locali da ballo, additati come fabbriche di contagio e dove talvolta circolano sostanze che non giovano alla salute, propongono di convertirsi in luoghi sicuri dove le siringhe iniettano solo gli elisir di Pfizer, Moderna e AstraZeneca. Sarebbe bello se il governo accettasse l'offerta quando inizierà la vaccinazione degli ultra ottantenni. Immaginate i nostri vecchi che, per la prima volta nella loro vita, entreranno in quelle discoteche dove i loro nipoti non possono ancora mettere piede. Luoghi dai nomi astrusi, gironi infernali di cui hanno solo sentito parlare in occasione di fattacci di cronaca, niente a che fare con le balere della loro gioventù. Sarebbe un modo per ricostruire un ponte fra le generazioni. La discoteca potrebbe rappresentare una nuova Yalta, dove vecchi e giovani firmeranno col vaccino una specie di trattato di pace, una nuova alleanza per ricostruire il Paese. Quanto alle reazioni avverse, al massimo due linee di febbre, la febbre del sabato sera.