Scritture scriteriate

Tantannifà


Nunzio Nunzi, l'autore di questo gustosissimo libro, è uno dei tanti scrittori anomali della provincia marchigiana, fermana nella fattispecie. Persone che professionalmente si dedicano ad attività lontanissime dagli interessi culturali, dalle letture, dalla scrittura praticata in privato. Nunzi, dopo gli studi all'Istituto tecnico commerciale di Fermo e dopo il diploma conseguito nel 1958 si iscrive alla facoltà di Economia e commercio senza conseguire la laurea. Dal 1966 al 2003 lavora come private banker. Nel suo tempo libero la passione coltivata è la città, la sua storia fatta di vite minori, di fattarelli di provincia.

Nel 2005 l'editore fermano Andrea Livi pubblica questo Tantannifà che non sembra aver riscosso grande successo nel pubblico sia pure colto della città. Lo presenta Giocondo Rongoni, anch'egli appassionato di frammentarie e gustose storie locali, con l'azzeccato titolo Signore e signori, che ricorda il noto film del 1965 girato da Pietro Germi sulla vita pruriginosa e provinciale a Treviso.

L'arco temporale del libro non è ben delineato, ma si indovina ampio, dagli anni del fascismo forse fino almeno agli anni 70. Comunque può essere considerato come un tempo senza tempo, che non trascorre se non nel ripetersi quotidiano di riti, storielle, scherzi, uomini e donne veri che divengono macchiette. Un tempo, quello del libro, che si dipana come le passeggiate nella piazza principale della città, su e giù, secondo quella specie di rito sociale che sono le cosiddette vasche. Forse la vita di provincia è ancora la stessa? Se non esattamente si ripetono le storie vissute, le barzellette, i pettegolezzi e permane certamente come una forma mentis costante, con alcuni modi di dire, antonomasie della quotidianità spicciola divenute patrimonio linguistico secondo comportamenti antropologici che fanno da sostrato ad una società pur invasa dai social media, dai computer e via dicendo.

Non è propriamente un libro di cronaca ma tanto meno un'indagine antropologica. Piuttosto nella forma di brevissimi scritti accanto a racconti un po' più articolati si presenta come raccolta umanissima e sapida di novellette, accostandosi, a volte, sia per tono che per trama a un che di boccaccesco. La cifra complessiva è quella del racconto popolare visto attraverso la lente appassionata per adesione alla vita della città e al contempo del cronista locale che prende atto dei fatti per farne materia di scrittura. Come dire, un distacco partecipato.

Non sto parlando, non mi si fraintenda, di un capolavoro letterario, ma di un libro ben scritto, coi tempi giusti, alla ricerca di un mondo in parte scomparso in parte ancora vivo nei ricordi e nei comportamenti dei Fermani.

Vi ho trovato pagine divertenti, che lo sarebbero anche se fossero mero frutto di fantasia, e che invece ci narrano persone e fatti reali che, pagina dopo pagina, riemergono dal passato e riprendono vita nella messinscena di cui Nunzi si fa regista attento, partecipe, disincantato. In questo mondo che è in fin dei conti ancora attuale il pettegolezzo si fa novelletta senza intenti moralistici. Alcune pagine ricordano non casualmente le arguzie di Bertoldo e la sua incessante fame. In altre il divoratore a scrocco di paste del famoso bar di piazza subisce uno smacco senza grandi conseguenze. La partita a tresette fra i due imbattibili della città diviene momento di vita cittadina che pone a confronto diverse classi sociali e spazi in cui esse si muovono. L'operaio bulimico è protagonista insieme ai suoi amici di una gran mangiata ai danni del geometra fedifrago. Il popolano gran chiavatore prende il nome di Vapore perché procede come un treno. Ma poi il cibo con la descrizione accurata e quasi poetica della preparazione della trippa, o l'uccisone e lavorazione del maiale, vero e proprio rito. E tornando a quel mondo, davvero scomparso forse in tal senso, la fame è sempre incombente tal che l'evasione del dazio è occasione di episodi divertenti, ma evidenzia il problema dei più poveri che s'ingegnano per riempire la panza, anche di solo pane. A questo proposito, e chiudo, lo stratagemma per rimediare una pagnotta: uno spillo. Leggere per credere.