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Un poeta maledetto

I poeti maledetti se ne andavano prima dei quaranta, Diego Armando Maradona l'ha fatto a sessanta, un'età in cui non solo puoi ancora lavorare e innamorarti, ma anche imparare cose nuove e divertirti molto più di quando eri giovane. Nessuno ha osato eccepire che Diego non sia stato il più grande calciatore del mondo, con buona pace di Pelé, ma qualcuno si è domandato se sia giusto esaltare un personaggio geniale come calciatore ma molto discutibile nella vita privata: le amicizie con i boss della camorra, gli amori irregolari e l'essere stato un padre non proprio ineccepibile. E soprattutto la droga. E allora mi sono chiesto se avrei voluto un figlio come il Pibe de oro. La risposta non è facile. Perché avere un figlio con un talento gigantesco, in qualunque campo, che sia il calcio, la musica, l'arte o la matematica, per un genitore può essere una sciagura, perché non è facile proteggere un enfant prodige da un mondo di rivali e di avvoltoi, puoi solo sperare che se la cavi, in caso contrario andare a raccogliere i pezzi da qualche parte. I grandi talenti sono creature fragili dentro. Eppure riguardando i video dei gol di Maradona, anche quelli impossibili, e i suoi palleggi a ritmo di musica, leggero e sorridente come un Mozart del calcio, ho pensato che non vorrei un figlio così ma nella prossima vita vorrei essere uno così. Un poeta maledetto capace di scrivere col pallone poesie che parlano a tutto il mondo.