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Un variopinto Halloween

Da piccolo, come tutti i bambini di quell'epoca, giocavo con i soldatini. Erano sempre indiani e cowboy, nordisti e sudisti. Quei soldatini mi raccontavano un altro mondo, un luogo che non conoscevo e che arrivava a me attraverso i film o la televisione. In questo modo l'America si insediava nel mio immaginario, fino ai primi racconti di chi c'era stato e si era ritrovato all'interno del sogno. L'America, il paese delle grandi opportunità e delle grandi contraddizioni, il paese della più grande democrazia al mondo. Poi mi passano davanti immagini di striscioni e cartelli sgrammaticati, Hulk tatuati, barbuti Trappers, Batman aggressivi e uomini con le corna (non in quel senso), in un variopinto Halloween fuori stagione manifestato con le mascherate più fantasiose. Davanti a questo sfoggio ho pensato alla costruzione troppo rapida di questo paese, avvenuta occupando con forza l'intatta natura e sloggiando con altrettanta forza i poveri nativi, un parto assistito che alla lunga ha generato storie peculiari e a volte mostri, perché in America il futuro va a braccetto con il passato, l'intelligenza più avanzata convive con atteggiamenti primitivi e tutto il territorio è un grande set, a volte affascinante e a volte spaventoso. Per questa ragione ero ipnotizzato davanti alla tv, davanti a quelle scene tragicomiche, come se quei soldatini con cui giocavo da bambino si fossero improvvisamente animati e avessero deciso di fare la guerra per davvero.