La stanza degli ospiti

Fabiola Caporalini

Laureata in Giurisprudenza, ex giornalista e già socia di una piccola libreria indipendente, ha sempre approfondito, con spirito di volontariato le più differenti tematiche sociali e le condizioni umane di fragilità, avviando progetti di cooperazione internazionale, di vicinanza alle disabilità fisiche, cognitive e relazionali. Oggi il suo impegno è volto a sostenere anche la parità sociale tra le persone con diverse identità di genere. 

Andrea


Andrea

Sei pelle sulla mia,

fatta di umidità e carezze.

Sei terra senza bussola

e io straniera e perduta.

Per farti innamorare

ti regalerei

ombre cinesi di luna

e bacerei le palpebre silenziose nel sonno.

A ogni punto,

a ogni linea

un soffio di luce sul tuo alfabeto morse.

Sei il mio giardiniere galante

sulle assi di legno di un cuore.

Non ho mai amato tanto,

così tanto,

di te,

la vita.


Oggi l'assenza di te
è stata un cratere lunare nei pensieri.
C'è tramontato sopra
un sole asciutto,
come su un mare silenzioso di sabbia.
Mancavi persino nello spazio
tra un granello e l'altro,
tra le particelle di cipria rosa nel cielo
e la polvere sollevata dal vento.
Sei mancato sotto ogni arco delle fronde,
nel lungo racconto di foglie che il bosco aveva intessuto per te.  


20 marzo '24


Il tuo piccolo pugno lascia cadere
un anello nella mia mano,
liscio, piccolo, perfetto
pegno d'argento,
misura del tempo.
Sei stato primavera,
in un luogo insperato,
in un sogno di sale
che ha sciolto l'inverno,
quando tu m'hai chiamata,
di nuovo,
alla vita.


Profili arrotondati


Le nostre braccia basculanti

sono la bilancia del cuore,

cullato nell'equilibrio dei corpi.

La musica del tempo l'hai pescata,

immersa nell'armonia del vento

e le note sono leggere come petali dispersi.

I vetri specchiano i nostri profili

arrotondati dall'abbraccio,

un cerchio perfetto di tutta una vita.



Essere la tua neve


Come neve che gela il tremore

è la carezza sul viso esposto e indifeso,

volontà di fermare l'involontario

è l'incessante scendere dei fiocchi.

Ma il tremito è anche di vita,

che scuote e si fa presente,

per dirmi ci sono, mi vedi,

che anelo ad un anonimato indistinto,

che forse la neve può coprire.

Essere la tua neve.  


Lucciole d'inverno


I tuoi occhi sono lucciole d'inverno,

chiuse in un barattolo di vetro,

piccoli bagliori nella notte fievole.

È casa ogni tuo gesto,

è identità ogni respiro,

aria alla tua vita

trapunta di stelle.

Che ogni lieve espressione del tuo viso

sia sempre affinché tu

volga gli occhi al cielo.


T'accompagno


T'accompagno nella notte ed è silenzio.

Solo la luna traccia il cammino

e lo riflette sui miei passi.

Le luci dell'auto restano accese,

parcheggiate sul bordo della strada.

Muovo i passi verso il cancello

e le sue piccole sfere di luce.

Penso alle stelle dei tuoi occhi

che si affievoliscono nella stanchezza.

Mi limito a brevi frasi spezzate,

ma so che tu sei molto altro

e che, se tanto è difficile,

molto di più in te è straordinario.

E' solo per me quel brevissimo tratto del tuo cammino.

L'amore per la seconda volta nella vita,

orma del mio cuore sui tuoi sassi.


A S.


Cambi e mi ricambi anche le malinconie,
a ogni incontro
E mi tiri fuori dalla tana.
Sfidi i miei passi
che, nella maturità, si sono fatti incerti,
i ricordi.
Probabilmente costa a entrambi
lo stesso sacrificio,
uno sforzo enorme per quella presenza,
velata,
che molti scambiano per impalpabile
seta di prima estate,
organza,
vestigia eroica,
sudario profumato come fiore.
Sei il motivo per sollevarsi dagli abissi
e, alla mia età,
i motivi si riducono a due o tre,
per tutto il tempo ancora dato.
Uno, rarissimo e prezioso, sei tu.
Mi alzo, mi cambio e, per te, divento festa.