Francesco Maria Moriconi è nato e vive nelle Marche. Dopo la laurea in Lettere a Firenze, ha per lo più lavorato presso biblioteche pubbliche. Si è poi laureato in Filosofia a Urbino e diplomato in Scienze Religiose a Fermo. Suoi contributi sono stati pubblicati dalla rivista "Firmana" dell’Istituto Teologico Marchigiano. L'Istituto di Storia del Movimento di Liberazione di Fermo ne ha pubblicato il volume "La civiltà cattolica e il Sessantotto universitario". Ha collaborato alla rivista "Cimbas" che si occupava delle fonti per la storia della civiltà marinara.

 

 

 

Accettare la dissimulazione?

 

Esce per Rizzoli Le verità nascoste, agile volume in cui Paolo Mieli raccoglie articoli vari di storia pubblicati sul Corriere della sera. Non intendo fornirne una scheda né darne un giudizio. Si legge bene. Per chi certe cose non le conosce è interessante. Tutto qui.

Invece ne estrapolo un passo in cui Mieli citando un libro di Andrea Carandini parla dell’imperatore Tiberio. Cito:

Il Tiberio di Carandini fu un «uomo spregevole». Ma interessante: «dissimulava ciò che voleva e non desiderava alcunché di quello che palesava»; «negava quello che bramava e si interessava a quanto detestava»; «sfogava la collera per questioni che non destavano la sua ira e dava segni di equilibrio quando era maggiormente sdegnato». L’imperatore altresì riteneva di non dover rivelare i propri pensieri, «ché il conoscerli avrebbe procurato danni all’Impero»; si adirava se qualcuno mostrava di aver intuito una sua idea e lo mandava a morte. Manifestarsi, per lui, «era come aprire il petto davanti al nemico».

Le considerazioni che ho evidenziato mi riportano tra l’altro alle Vite dei Cesari di Svetonio, opera storiograficamente molto nota e poco apprezzata dagli specialisti, in cui nefandezze, vizi, trivialità di uomini di potere sono spesso il fine della ricostruzione più che il condimento a una ricostruzione scientifica.

Leggendole qualche tempo fa mi è venuto in mente quanto le parole di Mieli (Carandini?) oggi mi ricordano. Ho conosciuto diverse persone di potere più o meno grande, ma per lo più persone di poterino, che avevano comportamenti analoghi, tiberini vorrei dire. Una volta un amico mi disse di un burocrate con cui aveva avuto a che fare: “Guardati dal suo sorrisetto! Ha già pronta la fregatura.” Accadde. E quel burocrate di sinistra (diceva lui) oltre a sorridere come se la vita fosse sempre bella era uno che sosteneva placidamente di ispirarsi (io penso solo al titolo ché non è detto l’abbia mai letto) a un famoso trattatello secentesco di Torquato Accetto, Della dissimulazione onesta. Io non l’ho mai letto, ma se gli effetti sono quelli sperimentati col burocrate di sinistra (diceva lui uscito da un seminario), c’è poco da star tranquilli, salvo applicare il leniniano detto: conoscere il nemico per meglio combatterlo.

Ma è possibile combattere contro i Tiberini? Ci sono burocretini (mica tanto) politicanti cardinalenti vescovitti giornalisti compiacenti docenti, tutta una manica di indecenti. A volte ne trovo anche nei Maigret di Simenon, ma constatare, prendendo spunto dalla classicità, quanto uomini e donne non siano cambiati pur in un mondo che cambia di continuo mi preoccupa. Ma in fondo ce lo sapevo, da decenni ormai, almeno da quando lessi La vita agra del buon Bianciardi.