Scritture scriteriate

a cura di Francesco Maria Moriconi


Francesco Maria Moriconi è nato e vive nelle Marche. Dopo la laurea in Lettere a Firenze, ha per lo più lavorato presso biblioteche pubbliche. Si è poi laureato in Filosofia a Urbino e diplomato in Scienze Religiose a Fermo. Suoi contributi sono stati pubblicati dalla rivista "Firmana" dell'Istituto Teologico Marchigiano. L'Istituto di Storia del Movimento di Liberazione di Fermo ne ha pubblicato il volume "La civiltà cattolica e il Sessantotto universitario". Ha collaborato alla rivista "Cimbas" che si occupava delle fonti per la storia della civiltà marinara. 


I sessant'anni di Diabolik

1962: nasce Diabolik. Un fumetto innovativo che sfida i benpensanti. Personaggio creato sul conio di Fantomas, personaggio della letteratura le cui gesta iniziano nel 1911 per la penna dei romanzieri Marcel Allain e Pierre Souvestre, creatori di questo antieroe.

Quello delle sorelle Giussani non è un buono ma un vero criminale, sia pure signorile, almeno nei primi numeri della serie che è giunta fino ad oggi. Tutti lo conoscono per le maschere con le quali riproduce uomini di cui deve prendere il posto dopo averli rapiti o addirittura uccisi, al fine di portare a termine un colpo, un furto di denaro o di gioielli per lo più. Sessant'anni compie questo personaggio che le autrici hanno voluto chiamare così dopo aver scartato il latineggiante Diabolicus. Ora La Gazzetta dello Sport per l'anniversario sta ripubblicando le serie di questo fumetto ormai mitico. Il quotidiano allega anche un bel pieghevole artistico che lo reinterpreta. Viene spontanea una domanda: ma Eva Kant dov'è? Non è questione da poco se pensiamo al ruolo della donna in queste storie, sia pure criminali. Qualche anno fa nella collana I classici del Fumetto di Repubblica, accanto a un volume su Diabolik, ce n'era uno dedicato interamente alla sua romantica compagna di illegalità.

Le sorelle Giussani, nel crearlo, come a metterlo accanto a Diabolik-Adamo, l'hanno chiamata col nome Eva e con il cognome preso dal filosofo tedesco Kant. Ci troviamo evidentemente ancora in una concezione della donna ancella dell'uomo, sicura compagna di vita, però non del tutto sottomessa, piuttosto l'alter ego femminile di cui il genio del crimine non può romanticamente fare a meno.

I due si innamorano già al primo incontro; subito le Giussani disegnano questo rapporto inscindibile, quasi che il Diabolik precedente, appunto come l'Adamo biblico, senza la donna sia incompleto e non riesca ad operare efficacemente. Ha bisogno di una compagna di vita che sappia condividere interamente le scelte del ladro e assassino, nonché intervenire autonomamente qualora egli si trovi in difficoltà o addirittura pericolo di vita. I due si completano specularmente, l'uno maschio forte, moro di capelli, occhi penetranti e cinici, lei più dolce, bionda, ovviamente bellissima. Ma la grazia di lei non ne fa una semplice compagna, inferiore al maschio. La sua figura nasconde determinazione, intelligenza, capacità operativa e coraggio. Certo, tali doti emergono solo in casi eccezionali, ma se pensiamo agli anni in cui il personaggio fu creato dalle due donne, non ci si può aspettare una proto femminista.

Eva Kant rimane sempre accanto al suo uomo e comunque Diabolik è pur sempre impensabile senza avere accanto Eva. Come il personaggio maschile, anche Eva, che compare anche in un racconto prima dell'incontro con Diabolik, è molto diversa, anche fisicamente, ma già caratterizzata quale criminale. Entrambi i personaggi avranno quindi una evoluzione fino a divenire quelli oggi conosciuti e ancora apprezzati. Il pubblico femminile può addirittura vedere in Eva un modello di donna per bellezza, stile, intelligenza, anche se il fine rimane sempre una vita criminale.