Francesco Maria Moriconi è nato e vive nelle Marche. Dopo la laurea in Lettere a Firenze, ha per lo più lavorato presso biblioteche pubbliche. Si è poi laureato in Filosofia a Urbino e diplomato in Scienze Religiose a Fermo. Suoi contributi sono stati pubblicati dalla rivista "Firmana" dell’Istituto Teologico Marchigiano. L'Istituto di Storia del Movimento di Liberazione di Fermo ne ha pubblicato il volume "La civiltà cattolica e il Sessantotto universitario". Ha collaborato alla rivista "Cimbas" che si occupava delle fonti per la storia della civiltà marinara.

 

 

 

In principio era... il principio

 

 

 

Per l’Esiodo di Le opere e i giorni in principio era il Caos, ma Tonelli ci invita a considerare l’etimologia della parola che deriva dal greco essere aperto, spalancato affiancabile anche a voragine e che non è ancora il caos sinonimo di disordine nel quale viene a inserirsi il Demiurgo ordinatore dei filosofi. I Greci non avevano questo Caos che spaesa perché spiazza una mentalità fatta di ordine stabilito definitivamente, come non apprezzano lo Zero, dice Tonelli, in quanto esso è un non numero, allo stesso modo che Vuoto diviene il Nulla e un non spazio. Invece secondo l’autore il vuoto è uno spazio e lo zero è il numero che ad esso può essere accostato perché nel vuoto v’è l’equilibrio fra energie così come lo zero è l’equilibrio di negativo e positivo (sempre che io abbia capito il testo ovviamente).

Insomma in principio era il Caos, ma quale? E quali confronti si possono operare col racconto delle origini dell’Antico Testamento, delle filosofie orientali e via dicendo? Aggiungo: quali accostamenti possono farsi fra il Prologo di Giovanni (In principio era il Verbo …) col Genesi che racconta la genesi?

Tonelli ci introduce ad un racconto delle origini che parte dai miti e attraverso la storia delle scienze ci porta al Bosone di Higgs passando per Big Bang Big Crunch e via dicendo, menzionando scienziati/e poco considerati/e in vita, ruolo dei progressi tecnologici nelle ricerche su astri pianeti particelle energia. Un’avventura che a tratti può anche spaventare ma comunque emozionare come ancora ci emoziona L’Infinito leopardiano tanto caro a Maurizio.

Un libro agile e ironico che ci spinge a riscoprire la sapienza degli antichi fuori da pregiudizi e atteggiamenti di sufficiente scientismo. In soldoni, un libro che capisco anche io, almeno in parte. Semplice e umile la domanda a cui Tonelli intende rispondere in modo aperto: donde veniamo, dove andiamo, e in fondo chi siamo, noi così infinitesimi viventi su una porzione infinitesima di universo.