Scritture scriteriate

a cura di Francesco Maria Moriconi


Francesco Maria Moriconi è nato e vive nelle Marche. Dopo la laurea in Lettere a Firenze, ha per lo più lavorato presso biblioteche pubbliche. Si è poi laureato in Filosofia a Urbino e diplomato in Scienze Religiose a Fermo. Suoi contributi sono stati pubblicati dalla rivista "Firmana" dell'Istituto Teologico Marchigiano. L'Istituto di Storia del Movimento di Liberazione di Fermo ne ha pubblicato il volume "La civiltà cattolica e il Sessantotto universitario". Ha collaborato alla rivista "Cimbas" che si occupava delle fonti per la storia della civiltà marinara. 


Quando la vita diventa preghiera

Un destino comune lega in qualche modo due personalità che hanno rappresentato, in modi diversi, la spiritualità cattolica nel '900: Marcel Driot, autore del libro di cui al titolo, e Thomas Merton.

Merton era nato negli Stati uniti nel 1915, anglicano convertito al cattolicesimo, monaco dell'ordine dei Trappisti, teologo, poeta, autore di decine di libri di spiritualità, fra i tanti bestseller La Montagna delle sette balze in cui ripercorre la propria vita, dalle convinzioni comuniste alla scelta radicale del silenzio della Trappa. Morirà nel 1968 folgorato nella vasca da bagno. Ma se l'opera di Merton, sia pure da riscoprire, è nota, quella di Driot rimane più nell'ombra. 

Marcel Driot era nato in Francia nel 1923, era stato operaio, non aveva titoli di studio, proveniva da famiglia assai povera. Entrato in monastero, dopo qualche anno matura la scelta eremitica: preghiera e lavoro e solo poche pubblicazioni. Anche per lui una morte assurda: affogato in un fiume. Nonostante la distanza d'età, di paese, di formazione intellettuale, di scelta religiosa i due sono accomunati dalla fede cristiana forte e da questa morte legata quasi simbolicamente all'acqua.

Driot non nasce scrittore, né sostanzialmente lo diverrà mai. C'è questo libro che lo testimonia, sia per un certo imbarazzo, dettato dal pudore, con cui l'autore si era apprestato a scriverlo ma soprattutto incerto se fosse giusto scrivere del proprio percorso spirituale che era approdato alla scelta del silenzio e del nascondimento.

Poi la decisione di superare queste remore, senza affidarsi però ai... rumori della società fuori dall'eremo. Driot ci racconta il suo percorso, le sue esperienze, ma senza auto compiacenze, orientato dalla Scrittura, da alcuni santi come Giovanni della Croce, quello della notte dell'anima per intenderci e ovviamente dai Padri del deserto, primi grandi eremiti. Il suo è stato un "cammino" (metafora tipica della cultura biblica e quindi cristiana), un percorso nel deserto alla ricerca della vera libertà e della preghiera, meglio ancora della preghiera come esercizio di libertà finalizzata alla Libertà. 

Ecco, sviluppando questo concetto apparentemente astratto Driot arriva a parlare della preghiera non come mero strumento ma come fine, tal che il credente stesso, che si ponga di fronte ad una grande Presenza, può e deve tendere a divenire egli stesso preghiera. Niente di eclatante in fin dei conti se pensiamo che lo stesso Padre Pio è stato definito "uomo-preghiera", ma la peculiarità di quanto Driot scrive è nel suo modo discreto, tollerante ed accogliente di introdurci a questa possibilità che è individuale (quindi sempre personale ed originale), senza distaccarci dagli altri, tutti, credenti e non credenti, tutti peccatori e tutti aperti all'azione della Grazia e della Misericordia e quindi all'incontro con un Dio che prima di essere Creatore è Salvatore. La preghiera viene a sostanziare un Desiderio dell'uomo, ciò che lo spinge a realizzare qualcosa di superiore e ineffabile.

Driot in questo suo argomentare risponde anche alla solita domanda retorica, ovvero se la scelta eremitica distolga dal rapporto con gli altri, nella Chiesa e nella società. Non ho qui spazio sufficiente per seguire nei dettagli le ragioni dell'autore nel ridimensionare questa accusa. Basti citare la definizione quasi canonica che egli utilizza nel definire il monaco come colui che si separa "da tutti" per essere unito "a tutti", perfezionandola con queste parole: il monaco, l'eremita, è colui che è separato "da qualcuno" per essere unito "a tutti". Il ragionamento è semplice: nella vita, comunque sia, non possiamo incontrare materialmente tutti, ma solo qualcuno, mentre invece nel chiuso dell'eremo, nel lavoro materiale, nel silenzio, nella cura spirituale, nella celebrazione dell'Eucarestia, nella preghiera posso incontrare tutti, anche quelli che non conoscerò mai in questa vita. Di fatto questa è la risposta di ogni monaco, anche dell'eremita, come testimoniato dalla storia del monachesimo e dalla vita di santi come Teresa di Lisieux e Charles de Foucauld.

Se sentite in voi un desiderio o un forte Desiderio, leggete e gustate questo libro, in cui le parole chiave sono: desiderio, incontro, preghiera, meditazione, tutte inserite in un circolo virtuoso.