Scritture scriteriate

a cura di Francesco Maria Moriconi


Francesco Maria Moriconi è nato e vive nelle Marche. Dopo la laurea in Lettere a Firenze, ha per lo più lavorato presso biblioteche pubbliche. Si è poi laureato in Filosofia a Urbino e diplomato in Scienze Religiose a Fermo. Suoi contributi sono stati pubblicati dalla rivista "Firmana" dell'Istituto Teologico Marchigiano. L'Istituto di Storia del Movimento di Liberazione di Fermo ne ha pubblicato il volume "La civiltà cattolica e il Sessantotto universitario". Ha collaborato alla rivista "Cimbas" che si occupava delle fonti per la storia della civiltà marinara.

La formazione di un nuovo governo di unità nazionale

Con la pandemia da Covid sono tornate d'attualità letture che si riferiscono a eventi analoghi, come la peste d'Atene nell'opera di Tucidide, nei Promessi sposi e nell'opera famosa di Camus. Ciò che colpisce di questi libri cardine della letteratura è come la descrizione degli eventi e dei comportamenti umani tendano quasi a coincidere. Colpisce per esempio la descrizione camusiana dell'origine del morbo, del suo crescere con fenomeni ricorrenti. Si è quasi galvanizzati nel constatare che i comportamenti umani, la gestione del potere pubblico, le reazioni umane, gli egoismi, si ripropongano sempre secondo canoni antropologici violenti, oppure ipocriti, oppure burocratici. C'è sempre da una parte il Potere coi suoi funzionari, politici, militari e dall'altra la grande massa degli esclusi dalle leve del comando. In mezzo: il morbo che tutti può falcidiare e che scatena negli uomini tutti reazioni che possono arrivare ad essere animalesche, dettate da paura e spirito di sopravvivenza. 

L'attualità di certa narrativa è secondo me indiscutibile, a prescindere dal valore artistico che pure ce la fa apprezzare. C'è un romanzo a noi più vicino, Cecità di Saramago, che affronta il tema di una società improvvisamente colpita da una epidemia che causa l'improvvisa perdita della vista e che si espande in maniera esponenziale. Nel racconto, dai toni distopici, emergono caratteri non molto diversi dai romanzi sopradetti. Ma quel che colpisce è l'attualità della narrazione. Proverò a dimostrarlo con qualche citazione estrapolata dal testo.

Innanzitutto la cronaca dei fatti con la circolazione di notizie imprecise, fuorvianti.

«Nelle prime ventiquattrore, disse, se era veritiera la notizia che circolava, c'erano stati centinaia di casi, tutti uguali, tutti manifestatisi nella stessa maniera, rapidità istantanea, assenza sconcertante di lesioni, biancore splendente del campo visivo, nessun dolore prima, nessun dolore dopo. Il secondo giorno si parlò di una certa diminuzione nel numero di nuovi casi, si passò dalle centinaia alle decine, il che portò il Governo ad annunciare prontamente che, in base alle più ragionevoli prospettive, la situazione sarebbe stata ben presto sotto controllo.»

Poi la reazione delle autorità, le prime analisi del fenomeno sulla base di ipotesi parascientifiche. Successivamente altre ipotesi di chi sta brancolando nel buio e non è in grado di approntare piani di intervento efficaci e coerenti, sempre sulla base di informazioni che scientificamente non hanno trovato riscontri certi.

«Tornando sull'argomento, escluse quindi il Governo l'ipotesi, precedentemente ventilata, che il paese si trovasse sotto l'azione di una epidemia senza precedenti noti, provocata da un agente morboso ancora non identificato, a effetto istantaneo, con assenza totale di previ segnali di incubazione o di latenza. Doveva trattarsi, dunque, secondo la nuova opinione scientifica e la conseguente e aggiornata interpretazione amministrativa, di una casuale e sfortunata concomitanza temporale di circostanze anch'esse per il momento non accertate e nella cui esaltazione patogenica ormai era possibile, rilevava il comunicato del Governo, partendo dall'elaborazione dei dati disponibili che indicano la prossimità di una chiara curva di risoluzione, osservare indizi d'esaurimento.»

Non possono mancare i media, come sempre pronti a inserirsi artatamente nella cronaca, anche a manipolarla e finanche ad ipotizzare gli sviluppi dell'epidemia secondo una curva dapprima crescente fino ad un acme da cui sarebbe certamente ridiscesa. Un po' come quando per il Covid s'era parlato di immunità di gregge per la Gran Bretagna.

«Un commentatore televisivo ebbe l'ingegnosità di trovare la metafora giusta quando paragonò l'epidemia, o quel che fosse, a una freccia scagliata verso l'alto, che, nel raggiungere il culmine dell'ascensione, si mantiene per un momento come sospesa, e poi comincia a descrivere l'obbligatoria curva discendente che, a Dio piacendo, e con questa invocazione il commentatore ritornava alla trivialità degli scambi umani e all'epidemia propriamente detta, poi ci penserà la gravità ad accelerare, fino alla comparsa del terribile incubo che ci tormenta, una mezza dozzina di parole, queste, che comparivano continuamente nei vari mezzi di comunicazione sociale, i quali finivano sempre col formulare il compassionevole augurio che i poveri ciechi potessero recuperare ben presto la vista perduta, promettendo loro, nel frattempo, la solidarietà di tutta la società organizzata, sia ufficiale che privata.»

Previsioni tutto sommato rosee, anzi troppo ottimistiche e infatti:

«Disgraziatamente, non tardò a dimostrarsi l'inanità di tali voti, le aspettative del Governo e le previsioni della comunità scientifica andarono semplicemente a rotoli. La cecità stava dilagando, non come una marea repentina che tutto inondasse e spingesse avanti, ma come un'infiltrazione insidiosa di mille e uno rigagnoli inquietanti che, dopo aver inzuppato lentamente la terra, all'improvviso la sommergono completamente. Davanti all'allarme sociale, ormai sul punto di esserne travolte, le autorità promossero in tutta fretta riunioni mediche, soprattutto di oculisti e neurologi.»

Ma realtà si dimostrerà alquanto diversa, cosicché

«La prova del progressivo deterioramento dello stato d'animo generale la diede lo stesso Governo, modificando per ben due volte, in una mezza dozzina di giorni, la propria strategia. Prima, aveva creduto fosse possibile circoscrive il male ricorrendo all'isolamento dei ciechi e dei contaminati in certi spazi discriminati, come il manicomio in cui ci troviamo. Poi, l'inesorabile aumento dei casi di cecità portò alcuni influenti membri del Governo, timorosi che l'iniziativa ufficiale non corrispondesse abbastanza alle richieste, il che avrebbe determinato pesanti penalizzazioni politiche, a sostenere l'idea che dovesse spettare alle famiglie sorvegliare in casa i propri ciechi, non lasciandoli uscire, al fine di non complicare il già difficile traffico e di non offendere la sensibilità di coloro che ancora vedevano con gli occhi di cui disponevano e che, indifferenti alle opinioni più o meno tranquillizzanti, credevano che il mal bianco si propagasse per contatto visivo, come il malocchio.»

Sono evidenti sin troppo le analogie con fatti a noi contemporanei e i toni distopici del romanzo di Saramago si evidenziano di certo come meramente simbolici, ma, come sempre, metafore, simboli, previsioni che fanno parte della finzione letteraria, possono assumere carattere anticipatorio universale. Può accadere ed è accaduto. Possono ripetersi comportamenti e situazioni storiche e politiche di questo tipo, e così è avvenuto. Così, ancora a mo' di parafrasi, ecco ancora Saramago:

«Le notizie non furono confortanti, correva voce che fosse prevista a breve scadenza la formazione di un nuovo governo di unità nazionale».