Scritture scriteriate

L'epopea del niente


Avrete di certo sentito spesso discorsi zeppi di sinergia, spirito collaborativo, risorsa, squadra, team, tom, ding dong dang.

In riunioni di lavoro o in consessi politici avrete sentito frasi come fare squadra, intendendo indurre atteggiamenti e comportamenti che arginino l'eccesso di individualismo. E quindi valersi di un buon team di lavoro, per esempio nelle considerazioni manageriali, perché sì importante è il management, ma anche la capacità di leadership, che poi sarebbe direzione che solitamente fa leva sullo spirito di corpo (la squadra) invita democraticamente (partecipativamente) ad essere collaborativi, a credere nella mission, che sembra essere lo scopo supremo della scuola dell'università o dell'azienda (interessante il toyotismo) e che comunque ha bisogno di sforzo sinergico, che dal greco dovrebbe significare mettere insieme forze per il miglior raggiungimento di obiettivi secondo steps (eh sì perché passi è troppo misero e scalini troppo disfattista).

Qui ragazzi si va ben oltre il discorso delle viscere di Menenio Agrippa, oltre la condanna della lotta di classe che distrugge un corretto confronto fra diversi interessi in nome di un Bene superiore (la Nazione? l'Azienda? Il cazzo che se li freghi tutti e tutte?), qui si arriva a chiedere di credere fino in fondo a cose che terminata la riunione, o finito di leggere una legge o un semplice regolamento, si gettano nel cestino quando va bene o, peggio, si contraddicono nella pratica quotidiana. E state certi/e che più avete assistito al riempimento di bocche con le suddette parole (sinergia è proprio topica) più vi accorgerete dell'ipocrisia, della falsità che impera dietro esse, vi renderete conto che certi termini spesso nascondono il vuoto di vere idee, o la mancanza di fantasia o la volontà di "fare il punto" (più di vent'anni fa ho conosciuto una che ogni volta che non voleva affrontare un certo lavoro richiamava alla necessità di cotal punto, e non era il punto G che forse nel subconscio le interessava) e in questo modo rinviare.

Per non parlare del cosiddetto burocratese (scusate questo neologismo obbrobrioso, ma bisogna pur farsi intendere) che è ideale a dire con tante parole, in un linguaggio che ha comunque accostato a termini giuridici mal digeriti anche quelli di cui sopra, a dire, dicevo, un beato nulla. Non hai niente da dire? Dì qualcosa infiorettandola con anglicismi, termini di linguaggi settoriali, inviti etici a suon di sinergia, collaborazione ecc. ecc. Altro che i cioè, gli a livello di, nella misura in cui presi per il culo da Bianciardi e che imperavano in certe assemblee sessantottine.

Il tuo parlare sia sì sì, no no. Il di più viene dal Maligno. Chi l'ha detto? Certo che dopo 2000 anni da quando queste parole sono state scritte (ma probabilmente pronunciate circa sessant'anni prima) sono ancora attuali. Credenti e non credenti ci dovrebbero ancora fare i conti. La storia delle origini della chiesa cristiana descrive una sorta di epopea anche per un ateo dichiarato come Augias (vedi recente libro). Ma la nostra epoca?

Ritengo che fra qualche decennio quello attuale potrà essere definito l'epopea del nulla linguistico e se la lingua con la quale comunichiamo verbalmente e per scritto è lo specchio del nostro attuale (cioè in atto e non in potenza) stato di stitichezza intellettuale e culturale, più semplicemente passerà alla storia come epopea del niente.