Pausa Caffè


Ho letto una notizia che mi ha sconvolto: un uomo si è tolto la vita dopo essere andato in pensione. Poi l'articolo spiegava che il poveretto era depresso e il pensionamento non aveva fatto altro che acuire il suo stato di malessere.

A parte il caso specifico, vedo molte persone della mia età, in pensione da poco e ancora relativamente giovani, che stanno dalla mattina alla sera sedute sulle panchine della piazza a chiacchierare insieme agli ottantenni. Le finestre di casa mia si affacciano proprio sulla piazza della città - una sorta di galleria di un teatro - e anche volendo mi è difficile non osservare scene di questo tipo.

In genere mi sveglio alle otto e mezzo, faccio colazione con calma e prima delle nove e mezzo non sono operativo. E quando devo andare da qualche parte oppure ho un impegno mattutino e devo svegliarmi prima, vedo molti neopensionati che già alle sette e mezzo sono seduti sulle panchine della piazza, soli, magari infreddoliti, in attesa di qualcuno con cui scambiare una parola. Addirittura ex insegnanti, ex impiegati di banca, ex ingegneri: si siedono per ore a parlare di politica, di calcio o ad esibirsi in pettegolezzi vari, tutti i santi giorni, come si fa nelle sale d'aspetto dei medici leggendo vecchie riviste tanto per ammazzare il tempo, ignari del fatto che non siamo noi ad ammazzare il tempo ma il contrario.

Forse nella loro vita non hanno avuto la fortuna di avere delle "passioni" oltre il lavoro, passioni vere, quelle che ti fanno sognare il momento in cui le potrai soddisfare a tempo pieno. Un mio amico insegnante, figlio di contadini, andato in pensione da poco, aveva sempre sognato di coltivare la terra. Una volta in pensione ha affittato un piccolo terreno e si diletta a coltivare pomodori, zucchine, insalata e altre cose di questo genere. Lo vedi sempre contento, mi parla di fertilizzanti, concimi e cose di questo genere che sembra un agricoltore navigato. Lo trovi sempre là, felice, sorridente e a contatto con la natura.

Io non credo che un ingegnere in pensione non abbia nessun'altra passione al di là delle planimetrie; non credo che un medico in pensione non abbia altre passioni al di fuori delle terapie. Scusate se sono così drastico ma non riesco a comprendere chi si annoia in pensione o chi non riesce a "staccarsi" dalla vecchia vita lavorativa.

Da quando sono in pensione, scrivo tutti i giorni: oltre a curare il sito, sto terminando un'altra commedia in lingua per due personaggi e sto iniziando un monologo teatrale brillante; sto terminando un romanzo che dovrebbe uscire il prossimo anno; nei prossimi mesi ho in programma diversi viaggi, sia per il teatro che di piacere, oltre alla lettura molto più rilassata di libri. Addirittura sono andato due giorni a Lanciano per visitare una libreria molto particolare insieme a mio figlio.
Poco dopo essere andato in pensione, il mio sindacato mi ha chiamato proponendomi un contrattino di collaborazione e una cifra non male per lavorare tre mattine a settimana all'ufficio accoglienza nella sede della città in cui vivo. Ho ringraziato, ne sono stato lusingato ma non ho accettato. Sono riuscito a fare quello che avevo sempre sognato: leggere, scrivere e viaggiare a tempo pieno. Non voglio più orari.

L'unica cosa che mi è dispiaciuta è quella di non aver potuto fare una festa con i colleghi per il mio pensionamento. Tre giorni prima della mia uscita dal lavoro e consapevole del rischio di fare "feste" al chiuso (all'epoca non ero ancora vaccinato e i numeri del Covid erano impressionanti), ho pensato di piombare improvvisamente sul posto di lavoro senza avvertire nessuno (per evitare regali) e incaricare una pasticceria di portare qualche pasticcino e qualche prosecco per la colazione. Solo per loro. Io non mi sono tolto neanche per un momento la mascherina ffp2. Quindi non c'è stata nessuna festa. Poi, insieme a mia moglie, abbiamo pensato di donare un piccolo simbolo solo a quelli in servizio per augurare un buon proseguimento lavorativo. Sono felice che tutti abbiano apprezzato, sul momento e anche successivamente con messaggi privati, addirittura alcuni mi hanno mandato la foto con il simbolo al collo o appeso all'entrata di casa.

Poi recentemente sono venuto a sapere che una persona già in pensione si è offesa perché non l'ho invitata alla festa. Hai voglia a spiegare che non c'erano inviti e non c'erano feste, è stato tutto improvvisato e soprattutto, come dicevo, rivolto solo a quelli che continuavano il cammino, gli altri erano già fuori e non potevo chiamare il mondo, anche perché il momento non era dei migliori e poi non sarebbe mancato il modo di rivederci. Quando abbiamo saputo questa cosa, mia moglie, molto più razionale di me, vedendomi dispiaciuto mi ha detto: non ci puoi fare nulla, se una persona è maligna vede il male ovunque; se tu avessi fatto la classica festa, questa persona avrebbe detto: dopo un anno che praticamente non lavora, adesso non ha paura di contagiarsi? Ha ragione. La pensi come vuole. Io ho voluto bene a tutti, intelligenti e stupidi, ora chiudiamo il capitolo "lavoro" e pensiamo alla nuova vita. Ho altre cose a cui pensare. Molto più belle.

Entro giugno andremo una settimana in Lunigiana ad assistere alle prove della mia commedia L'appartamento. Mi hanno detto che sta venendo un gioiellino e non vedono l'ora di conoscermi.