Pausa Caffè


Ciao Maurizio.

Ciao.

Ho saputo del tuo pensionamento. Immagino tu sia contento...

Si è semplicemente chiuso un capitolo della mia vita e se ne sta aprendo un altro. La vita è piena di capitoli che si aprono e si chiudono. Il lavoro è un grande capitolo ma alla fine è destinato a chiudersi anche lui.

Ti è dispiaciuto lasciare il lavoro?

Dal punto di vista umano senz'altro sì. Però questa è la vita, prima o poi lasciamo tutto, compreso il lavoro. Ho sempre rispettato il mio lavoro, gli sono stato sempre grato e l'ho sempre svolto con la massima professionalità, però non mi sono mai identificato con lui.

In che senso?

Molte persone si identificano con il proprio lavoro, con il loro ruolo professionale, pensi a loro e subito ti viene spontaneo associarli alla professione che svolgono. Sono quelli che quando vanno in pensione si sentono persi, spersonalizzati, perché perdono la loro identità. Per me non è avvenuto così. C'è un romanzo di Daniela Tagliafico, Le coniugazioni del potere, edito da Mazzanti Libri, che analizza questo tema.

Chi è Daniela Tagliafico?

E' una giornalista Rai in pensione e questo è il suo romanzo d'esordio. E' la storia di una coppia, lui un funzionario del Quirinale e lei una donna della tv. Le loro vite fatte di popolarità e successo cambiano improvvisamente quando vanno in pensione. A poco a poco vengono dimenticati, non sono più invitati e le amicizie cominciano a diradarsi.

E' quello che succede a chi va in pensione...

E' quello che succede a quelli che si sono identificati con la propria professione non tenendo conto che l'uomo non è solo il suo lavoro, l'uomo è tutto, è un insieme di cose, un universo complesso. Identificare l'uomo solo con il suo lavoro significa identificarne una parte. Il romanzo della Tagliafico è la storia dell'incapacità di adattarsi alla perdita di un ruolo, una vera e propria crisi di identità che impedisce ai protagonisti di accettare la nuova realtà. Il lavoro è solo una parte di noi. Ad esempio ci sono donne - ne ho conosciute diverse - convinte di essersi innamorate di un uomo ma in realtà si erano innamorate del ruolo che quell'uomo ricopriva. E siccome in una relazione non ti devi confrontare con un ruolo ma con una persona, a lungo andare vedi che questa persona è sempre più lontana e ti separi.

Questo capita principalmente con ruoli di un certo tipo... medici, ingegneri, avvocati...

Non è sempre così. Ho conosciuto infermieri, caposale, addirittura semplici impiegati che si identificavano totalmente con il lavoro e in pensione hanno sofferto, sono andati in crisi... te l'ho detto, è un fatto mentale. Se hai letto Nella colonia penale di Kafka puoi capire cosa voglio dire.

Quello che ho capito è che tu non ti sei mai identificato con il tuo ruolo professionale.

Figurati. Molti non sapevano neanche che mestiere facessi.

Non conoscevano il tuo mestiere?

Sì, soprattutto quando lavoravo ad Ancona e tornavo la sera o addirittura due giorni dopo per via delle reperibilità. Inoltre mi ero stabilito in una città diversa da quella di origine e poche persone mi conoscevano. E questa cosa mi divertiva. Hanno pensato di tutto. Che fossi medico, infermiere, insegnante, giornalista, impiegato di banca... addirittura una volta una signora mi scambiò per un amministratore di condominio.

Come mai?

E che ne so? Io non dicevo nulla, erano gli altri che mi vedevano così. Naturalmente quelli che non conoscevo. Siccome non sono uno che fa comunelle in piazza o nei bar e sono molto riservato con chi non conosco, non sapendo nulla di me, ognuno mi identificava con un mestiere.

Comunque non credo che adesso ti annoierai.

Non lo credo neanch'io.

Hai progetti?

Ce li avevo quando lavoravo, figuriamoci adesso. In questo momento sto rielaborando la mia vita, come un navigatore che deve cambiare tragitto. Sono in fase di rielaborazione.

Ora hai mezza giornata in più a disposizione.

Sì, infatti. Ma non è solo una questione di tempo a disposizione. E' soprattutto un fatto mentale, psicologico. Sono cosciente di essere il solo padrone del mio tempo, ho acquisito quella libertà che prima comunque non era totale. Faccio ciò che mi piace tutto il giorno, solo ciò che mi piace, e questo credo sia un grande privilegio.

In questo momento cosa stai facendo?

Diverse cose. Prima di Natale mi hanno comunicato che a marzo inizieranno le prove della mia commedia L'appartamento, che sarà messa in scena quest'estate a Pontremoli in un'arena all'aperto. Mi hanno mandato le foto, un bel posto dove campeggia una statua di Dante Alighieri. Le prove le faranno al Teatro della Rosa di Pontremoli, possono farle al chiuso in quanto il copione prevede tre personaggi soltanto, quindi tutto sicuro, nessun assembramento. Il copione l'ho pubblicato sul sito per diverso tempo, poi mi hanno detto di toglierlo per via dei diritti d'autore. Mi hanno invitato alle prove...

Ci andrai?

Certo. Ci andrò a fine maggio, quando avranno imparato bene la parte e la commedia inizierà ad avere una forma. Approfitterò del mio compleanno per andare qualche giorno in Lunigiana, assisterò alle prove e approfitterò per fare un giretto con mia moglie. Poi l'estate prossima ci torneremo a vedere un paio di rappresentazioni, perché mi hanno detto che forse la rappresenteranno anche ad Aulla e a Villafranca in Lunigiana, questo però devono ancora deciderlo, dipende anche dalla situazione. Per ora di sicuro c'è solo Pontremoli e che tutti gli spettacoli saranno all'aperto.

Altre cose in cantiere?

Sto ritoccando il mio primo romanzo, che dovrebbe uscire tra la fine di quest'anno e l'inizio del prossimo anno, ho quasi terminato un monologo teatrale iniziato un anno fa e sto iniziando un'altra commedia teatrale, un atto unico con due personaggi soltanto. Il monologo mi era stato commissionato da un attore della stessa compagnia di Pontremoli, che ha già letto il canovaccio e gli è piaciuto.

Come s'intitola?

Il monologo s'intitola Eh bè, certo! La nuova commedia Buon compleanno.

Il romanzo?

Non posso dirtelo. Lo saprai quando uscirà, è una sorpresa. Ma la sorpresa più grande sarà l'editore.

Sono curioso. Stai scrivendo commedie con pochissimi personaggi...

Con pochi personaggi è più facile collocarle.

Quanto durano?

Le commedie devono durare un'ora e mezza circa, i monologhi da un'ora a un'ora e mezza. Questi sono i tempi del teatro.

Comunque vedo che hai le giornate piene...

Sì, abbastanza. Poi, quando si potrà, ho in mente alcuni viaggi insieme a mia moglie.

Andrai anche nel tuo buen retiro?

Il mio buen retiro dovrebbe essere pronto per il prossimo anno, sarà completamente rinnovato e migliorato, e soprattutto antisismico. Diventerà un piccolo paradiso con un bel giardino in cui trascorrerò molto tempo, è il posto ideale per scrivere.

Prima di lasciarci volevo chiederti il significato del video su questa pausa caffè.

E' un omaggio a mia moglie. Quando sentimmo per la prima volta questa canzone ci eravamo appena conosciuti. L'abbiamo sempre considerata la nostra canzone. Quella ragazzina di 18 anni diceva che quando la sentiva pensava a me, e così ho pensato di fargliela risentire un'altra volta.

Allora riascoltiamola insieme e soprattutto goditi la pensione.

Farò del mio meglio.