pausa caffè n. 67

 

 

Buongiorno Maurizio.

Buongiorno.

Ho letto che ti hanno accettato la commedia…

E’ una parodia dei Promessi Sposi.

Però è piaciuta…

Sì.

Quando la pubblicherai sul sito?

In settimana.  

Certo, vederla rappresentata è un’altra cosa…

Il teatro, per gustarlo totalmente, deve essere rappresentato, questo è ovvio, però si può gustare anche leggendo un copione, l’importante è saperlo leggere.

Cioè?

Cioè durante la lettura bisogna usare alcuni accorgimenti che servono per immedesimarsi nella scena. Nel caso dei miei Promessi Sposi, ad esempio, sono importanti anche le musiche a sipario chiuso, oltre a quelle durante la rappresentazione… bisogna ascoltarle tutte, meglio se con gli auricolari, e quando una scena prevede un monologo con la musica in sottofondo, bisogna abbassare il volume per poi rialzarlo… insomma, mentre leggi devi fare anche il tecnico audio…

Perché gli auricolari?

Perché gli auricolari ti danno meglio l’effetto palcoscenico… poi naturalmente devi anche immaginarti il teatro, la platea, i palchi e tutto il resto… quindi si può leggere un copione e avvicinarsi alla rappresentazione, ma per farlo devi impegnarti.

Hai vinto la Biennale di Teatro dialettale del fermano, il Premio Picena per il teatro in lingua, il prestigioso Premio De Filippo come miglior autore… quali sono le doti che deve avere un autore di teatro?

Per scrivere teatro, oltre alle idee, devi avere una dote particolare: mentre scrivi, devi avere continuamente presente la scena e tutto ciò che si muove intorno ad essa… si dice “il senso del palcoscenico”. Mentre scrivi una battuta, devi avere davanti il palcoscenico, quello che c’è sopra, chi deve entrare, chi deve uscire, le luci, i costumi, l’arredamento, i movimenti degli attori…  

Praticamente devi vedere la commedia mentre la scrivi…

Praticamente sì.

E questo è difficile?

Io nella vita ho capito che non c’è niente di facile o difficile… sono facili le cose che sai fare, difficili quelle che non ti riescono. Naturalmente sto parlando di cose artistiche, perché quelle tecniche le impari… più o meno bene, ma le impari.

Scrivere questa commedia è stato difficile?

Questa parodia è più che altro un gioco, una cosa da ridere, anche se ci ho impiegato un mese per buttarla giù… ripeto, scrivere è fatica, perché devi farti venire le idee e le devi sviluppare.

Però è piaciuta al committente…

Sembra di sì.

La commedia che ha vinto il Premio De Filippo?

La sto traducendo in lingua.

Come mai?

Per le compagnie locali è una commedia troppo difficile… un paio di compagnie mi hanno risposto che ci sono monologhi che per interpretarli bisogna saper recitare, mi hanno detto proprio così, allora mio figlio mi ha indirizzato verso una compagnia di professionisti, però devo tradurla in lingua…

Lo stai facendo?

Sì. Però ci vuole tempo, perché la traduzione dal dialetto all’italiano è più difficile della traduzione dall’inglese all’italiano.

Caspita!

Tradurre non significa riscrivere la commedia traducendo solo le parole… significa tante altre cose. E’ difficile spiegarlo in una pausa caffè, ci vorrebbe una lezione…

Da come parli, si vede che ami queste cose…

Le amo molto. Non vedo l’ora di andare in pensione per dedicarci gli ultimi anni della mia vita…    

Saresti stato un buon professore…

Me lo disse anche mio figlio quando frequentava il liceo classico… 

Cosa ti disse?

Tu babbo saresti stato un buon professore.

Tu lo pensi?

Non lo so... ormai non ha più importanza.

Cosa stai leggendo?

Sto leggendo un libro di Friedrich Dürrenmatt.

Allora buona lettura.

Grazie.