Pausa Caffè

con Maurizio Minnucci

Sono un boomer

Ciao Maurizio.

Ciao.

Tu sei un boomer o sbaglio?

Non sbagli. Sono orgogliosamente un boomer.

Perché oggi il termine "boomer" viene spesso utilizzato dai giovani in modo spregiativo, quasi a designare persone fuori dal tempo, abituate ad un pensiero binario (bene/male) e non propensi all'ascolto. Un'espressione che ha finito per alludere ad una generazione di persone privilegiate, responsabili dell'impoverimento delle future generazioni e persino dell'inquinamento ambientale.

Mamma mia! Non è che per caso siamo anche i responsabili della guerra in Ucraina. Vedi, non si tratta solo di un normale scontro generazionale, ma di una visione stereotipata che va assolutamente rivista con spirito critico. Oltretutto affrontare in modo semplicistico fenomeni complessi può generare conclusioni generiche e pericolose.

Ma chi sono i boomers?

Siamo noi. I nati negli anni del miracolo economico e cresciuti negli anni 60 e 70, in un periodo di malcontenti e anche di battaglie. Siamo noi che nei comitati e nei cortei abbiamo protestato contro la guerra in Vietnam, che tra discussioni, collettivi, assemblee e manifestazioni abbiamo contestato il sistema e l'autoritarismo allora imperante in famiglia, nella scuola, nelle fabbriche, nella società, nella Chiesa. Il nostro era un mondo di autorità assolute! Ci siamo mobilitati per un cambiamento radicale nei comportamenti, nei costumi, nei rapporti sociali e interpersonali, in quelli tra padri e figli, tra insegnanti e studenti. Siamo noi che ci siamo battuti per il diritto allo studio per tutti, per una scuola pubblica aperta a tutti, che attraverso la cultura poteva permettere la mobilità sociale e il riscatto delle classi sociali più svantaggiate. Anche il figlio dell'operaio aveva, quindi, la possibilità di diventare medico, ingegnere, avvocato. La generazione dei nostri padri non era così. Noi abbiamo rotto questi schemi sociali. Abbiamo combattuto per l'uguaglianza, la libertà, la partecipazione. Abbiamo manifestato accanto ai lavoratori per il miglioramento della qualità del lavoro, per l'introduzione di maggiori tutele e per l'aumento dei salari. È grazie a noi se oggi si parla di parità di genere. Allora - non mi riferisco al medioevo ma solo a circa cinquant'anni fa, era raro che una donna parlasse in pubblico. Una delle più grandi vittorie che abbiamo ottenuto è stata la liberazione dei costumi. Le donne hanno incominciato a prendere la parola nelle assemblee e ad entrare nel mondo del lavoro. La liberazione sessuale e l'introduzione del divorzio sono state due grandi vittorie contro un mondo terribilmente maschilista. Forse ai giovani di oggi è sfuggito tutto questo. Le libertà che hanno oggi non sono nate dal nulla, sono il frutto delle nostre lotte.

Questo è vero.

Per capire com'erano quei tempi, basta pensare che vigeva ancora il delitto d'onore e il matrimonio riparatore, previsti dal Codice Rocco del periodo fascista e che per il codice civile il marito aveva un ruolo predominante rispetto alla moglie. Fu il nuovo diritto di famiglia del 1975 (avevo diciotto anni e andavo a manifestare nei cortei) a riconoscere alla donna pari dignità con l'uomo.

Ma come eravate voi boomers?

Eravamo felici, consapevoli di vivere una grande transizione storica e di partecipare ad una rivoluzione culturale che ha migliorato il nostro Paese. Rispetto alla generazione dei nostri figli, il cui futuro è incerto e povero di opportunità, noi eravamo ottimisti, perché abbiamo avuto la fortuna di vivere in un'epoca in cui tutto sembrava possibile. Erano gli anni della sfida tra gli Stati Uniti e l'Unione Sovietica nella travolgente corsa nello spazio. Il 20 luglio 1969 eravamo tutti incollati alla Tv per assistere a un evento eccezionale che ha cambiato la percezione del nostro posto nell'universo. Per la prima volta nella storia un essere umano ha lasciato la terra e ha appoggiato il suo piede sulla luna. Due anni prima, nel 1967, eravamo stati sbalorditi da un altro straordinario evento: un cardiochirurgo di nome Christian Barnard aveva effettuato il primo trapianto di cuore.

I giovani dicono che poi vi siete mangiati tutto…

Siamo cresciuti in un periodo di grande competizione economica, eravamo ambiziosi e determinati a costruirci un futuro migliore rispetto a quello dei nostri genitori. Siamo stati abituati a considerare l'avanzamento di carriera e il riconoscimento professionale come indice della realizzazione personale. Se vogliamo fare un'autocritica, è forse l'educazione a gestire questi elementi che è mancata alla nostra generazione. Ci siamo trovati spiazzati e costretti ad affrontarli senza avere gli strumenti adeguati.

Chi sono oggi i boomers?

Molti sono morti, e quelli che sono ancora qui vengono chiamati "gli anziani". Siamo nati negli anni 50. Siamo cresciuti negli anni 60 e 70. Abbiamo studiato negli anni 70 e 80. Abbiamo scoperto il mondo negli anni 80 e 90. Siamo diventati più saggi negli anni 2000. E andiamo forte anche nel 2024. Abbiamo attraversato otto decenni diversi... due secoli diversi... due millenni diversi... Siamo passati dal telefono a gettoni alle videochiamate in tutto il mondo. Siamo passati dai vinili alla musica online, dalle lettere scritte a mano alle mail e WhatsApp. Dalla Tv in bianco e nero alla Tv a colori a quella HD. Abbiamo conosciuto i primi computer a dischetti e ora abbiamo i gigabyte sui nostri smartphone. Abbiamo indossato i pantaloncini corti per tutta la nostra infanzia, poi i pantaloni lunghi, i jeans, le Clark, gli eschimi, le sciarpe palestinesi. Abbiamo evitato la poliomielite, la tubercolosi e poi il Covid. Abbiamo giocato a dama, a biglie, a figurine, a monopoli. Abbiamo letto molto a volte senza capirci un cazzo, e anche oggi leggiamo molto cercando di capirci qualcosa. Abbiamo bevuto acqua di rubinetto e i cibi nel nostro piatto erano sempre freschi e genuini, lontani anni luce dai pasti a domicilio di oggi. Ne abbiamo passate tante ma che bella vita che abbiamo avuto noi nati negli anni 50! La nostra generazione ha vissuto e assistito più di ogni altra in ogni dimensione della vita. Non abbiamo visto la fame e non abbiamo visto la guerra, per il resto è davvero strabiliante quello che abbiamo vissuto, dal televisore a valvole fino al computer. Una generazione che si è letteralmente adattata al "cambiamento". Oggi rappresentiamo la generazione più numerosa. La società, però, non si è ancora resa conto del nostro patrimonio di competenze e di esperienza e come questo bagaglio possa essere valorizzato nell'interesse dell'intera collettività. Noi boomers, oggi, da anziani, stiamo progressivamente cambiando i modelli tipici dell'invecchiamento sia dal punto di vista della salute, che sul piano sociale e culturale. Siamo la prima generazione che è attenta alla salute e alla forma fisica. Rispetto ai nostri coetanei di qualche decennio fa siamo molto più giovanili, desiderosi di nuove esperienze e non disdegniamo neanche le tecnologie. Anche in pensione noi boomers abbiamo ancora una vita impegnata, ci piace viaggiare, coltivare degli hobby e avere relazioni sociali.

E allora prendiamoci un caffè, boomer!

Te lo offro io.

Grazie.

Figurati.