Pausa Caffè


Numana, domenica 8 agosto

Pausa caffè con Annamaria Romano e Maurizio Minnucci 


L'ultima volta che ci siamo seduti in un caffè di Numana è stato due anni fa, avevi vinto da poco il premio Eduardo De Filippo e ti chiedevi quando avresti potuto vedere una tua commedia in teatro. Se ti avessero detto che due anni dopo si sarebbe avverato questo sogno, cosa avresti pensato?

La verità?

Certo, la verità.

Pensavo che prima o poi ce l'avrei fatta. Non vinci un premio così importante per caso. A Napoli... con quella giuria...

Però Ma do' jarremo a fini'? - la commedia vincitrice - non è stata ancora rappresentata...

Ho quattro commedie depositate alla Siae, due dialettali e due in lingua. Le due in lingua sono state collocate: la prima la stanno rappresentando con successo, credo sia all'ottava replica, e la seconda inizieranno a provarla in autunno per rappresentarla il prossimo anno. Per le due dialettali c'è da fare un discorso a parte. A suo tempo le proposi a due compagnie locali che ritenevo più titolate ed entrambe mi risposero che le commedie erano molto belle e comunque di un livello decisamente più alto di quelle che solitamente rappresentavano. La prima compagnia, dove tra l'altro conoscevo il regista, mi disse che loro avevano un pubblico che gradiva commedie leggere e dalla risata facile, mentre invece nelle mie c'erano monologhi che richiedevano un impegno attoriale non indifferente e un pubblico più attento; la seconda compagnia mi rispose che in entrambe le commedie c'erano monologhi in cui «bisogna saper recitare», queste le testuali parole. Furono molto onesti.

E allora?

E allora niente. Stanno lì. Prima o poi troveremo qualcuno, male che vada le tradurrò in lingua e le collocherò altrove. D'altronde non si dice che nessuno è profeta in patria? (ride) Quando scrivo una commedia non sto a pensare al livello degli attori, ho in mente la scena e mi immagino i personaggi, non chi li interpreterà, questo non posso saperlo; e soprattutto uso la lingua che ritengo più adatta, come un pittore che usa l'olio o l'acquerello in base a ciò che vuole rappresentare. Non mi pongo il problema di chi prenderà il copione: se ho qualcosa da dire, la scrivo e basta. Il codice espressivo dialettale non serve solo "a far ridere", ce lo insegna il grande Eduardo, che con le sue commedie dialettali non faceva solo ridere. Invece molti credono che dialetto e risate siano sinonimi. Niente di più sbagliato. Nelle mie commedie uso un misto di dialetto e lingua, un codice meticcio che secondo me offre la possibilità di rappresentare qualsiasi cosa, un luogo, un tempo, una condizione sociale, che spesso la lingua ufficiale ingloba in schemi letterari più rigidi, diciamo in una sorta di mare senza onde, uniforme, convenzionale, che categorizza in maniera eccessivamente schematica e tende a omologare le diversità identitarie. Al contrario, i flussi parlati meticciati o bastardi che dir si voglia, ricchi di gergalismi e dialettismi (addirittura in Ma do' jarremo a fini'? ho usato espressioni latine per il prete) innalzano il tasso di credibilità e di realismo della commedia.

Infatti nelle tue commedie dialettali c'è sempre un misto di italiano e dialetto, non è mai solo dialetto...

Il teatro deve rappresentare la vita e nella vita non c'è solo dialetto o solo lingua, ci sono entrambi. Ho sempre preferito un impasto di dialetto e italiano, altrimenti alcuni scenari umani non potrebbero essere rappresentati. Ho sempre creduto che dialetto e lingua vadano considerati con pari dignità. Del resto nella realtà quotidiana l'italiano standard non viene quasi mai parlato. Noi italiani, quando parliamo la nostra lingua, utilizziamo infinite varietà: non cambiamo solo gli accenti ma anche alcune parole e alcune regole grammaticali, ma non così tanto da impedire la piena comprensione del testo. Forse non è casuale che quello che è stato ritenuto dalla critica il miglior testo degli Anni 80 - Créuza de mä di Fabrizio De André - non sia in italiano ma in dialetto ligure.

E invece vediamo rappresentate dalle compagnie locali solo commedie dialettali che toccano la pancia del pubblico...

Le commedie dialettali che vediamo rappresentate nei nostri paesi non sono altro che macchiette, con battute piene di doppi sensi spesso scontati... Devono far ridere la casalinga di mezza età a tutti i costi e lo fanno con le classiche tecniche della macchietta teatrale. Invece si può fare teatro dialettale utilizzando gli stessi ingredienti del teatro in lingua, ma capisco che questo presuppone un pubblico più predisposto e soprattutto attori motivati a sperimentare qualcosa di diverso.

L'ultima commedia che hai scritto si intitola Buon compleanno ed è stata presa dalla stessa compagnia che sta rappresentando L'appartamento...

Sì. Più che una compagnia è un'accademia teatrale, una scuola di teatro con molti attori e diversi registi che poi sono gli insegnanti dell'accademia. Sono stato fortunato a trovarli, una delle tante fortune della mia vita. Non so neanch'io come ci sono riuscito, probabilmente la fortuna aiuta gli audaci.

Nereide e Concetta. Mi dicevi che questi due nomi non sono casuali...

No, non sono casuali. Sono nato in un vicolo a pochi passi dalla piazza principale della mia città natale, e nei pressi di casa mia c'erano due... come posso dire? Sì, quella volta si chiamavano così: due vecchie zitelle; una si chiamava Nereide e l'altra Concetta, due sorelle che camminavano sempre sottobraccio, ricordo che quando le incontravamo per strada salutavano mia madre e mi accarezzavano le guance raccomandandomi di fare il bravo. Avrò avuto cinque o sei anni. Le percepivo come due persone perbene e soprattutto avevano un modo di parlare identico alle Nereide e Concetta della mia commedia. (ride)

E allora non hai avuto dubbi.

No, i dubbi ce li ho avuti. Avevo in mente diversi nomi. Quando hai solo due personaggi devi scegliere i nomi adatti, altrimenti parti col piede sbagliato, poi all'improvviso mi sono tornate in mente quelle due vecchie signorine e così ho deciso che Nereide e Concetta erano i nomi giusti... è stato anche un modo per ricordarle e magari da lassù mi faranno un'altra carezza...

Che farai prossimamente?

Andrò in vacanza. Due settimane a Portovenere e un giro per la Liguria. Poi scenderemo una settimana in Versilia.

Tre settimane di vacanza...

Sì. Poi torneremo a casa e dopo due settimane ripartiremo un'altra volta...

Per dove?

Una settimana in Veneto. Faremo Venezia, Padova, Treviso e Vicenza.

Il golfo dei poeti... la terra cantata da Montale. Dicono che Portovenere sia molto cara...

Noi abbiamo prenotato a febbraio e quindi ce la siamo scampata con una cifra discreta, e considera che abbiamo affittato una casa con posto auto proprio al centro di Portovenere. Sembra che da quelle parti il posto auto sia molto importante, perché ci hanno detto che parcheggiare l'auto costa 20 euro al giorno. A parte questo, è molto più cara la Versilia. Un residence a Forte dei Marmi ci costa cento euro al giorno solo per dormire. Però sto parlando di un residence con tutti i comfort... ma d'altronde mi dicono che anche a Porto San Giorgio quest'anno è molto difficile trovare un posto letto a meno di cento euro a notte...

Stai vivendo una seconda giovinezza...

La giovinezza è una sola e purtroppo è passata. Sto solo vivendo un periodo di serenità e di creatività, in cui mi sveglio la mattina e penso solo a ciò che mi piace. Sono padrone del mio tempo. Voglio vivere leggero, svegliarmi la mattina e avere il tempo di pensare per tutto il giorno se Nereide e Concetta siano i nomi giusti per una commedia. Poi non dimenticare il sito. Il sito è molto importante, è un mezzo che mi ha permesso di farmi conoscere... tu sai quante visualizzazioni abbiamo perché mi gestisci i diritti d'autore, e per farlo crescere fino a questo livello ci sono voluti anni di lavoro e di dedizione...

Fra poco arriveranno anche i diritti d'autore del teatro...

Questo non lo scrivere, sennò penseranno che sono ricco. (ride)

(ride)