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Toccata e fuga

La classica "toccata e fuga" capitò a una mia amica. Avevamo più o meno diciassette anni. Stava guardando una vetrina e qualcuno le passò dietro palpandole una chiappa. Si voltò stupefatta ma il manolesta si era già confuso nella folla. Si mise a ridere. Forse perché era di buonumore o forse perché era ancora una bambinona e quella toccata gli sembrava più uno scherzo che una molestia. E poi il colpevole era sparito. Molto peggio gli importuni che ti si appiccicano o quelli che ti strusciano il pacco in autobus o quelli che completano la stretta di mano con la grattatina dei gioielli. Per le ragazze della mia generazione, quelle che oggi chiamiamo molestie allora venivano considerate una specie di tassa da pagare per il fatto di stare al mondo e di non voler rimanere chiuse in casa come le madri. Il molestatore era un tipo di mezza età oppure un anziano, i più giovani importunavano solo quando erano in gruppo, altrimenti manco avevano il coraggio di guardarle in faccia. Le ragazze di oggi fanno benissimo a indignarsi e a denunciare. Ai miei tempi infastidire una ragazza per la legge non era reato, e perfino lo stupro era un delitto "contro la morale" e non "contro la persona"; quindi, cos'era mai una toccatina? Al massimo una forma di maschio apprezzamento, in fondo gli uomini sono uomini... Sarebbe bello che entrasse in testa a tutti che nel 2022 essere uomini non significa non saper tenere le mani a posto o dire oscenità a chi non vuol sentirle. Si può benissimo rinunciare a queste non fondamentali espressioni di mascolinità senza intaccare minimamente il cromosoma Y o la propria virilità. Spiace che un concetto così semplice non sia ancora entrato in testa con le buone.