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San Valentino e i sette peccati capitali 

Vorrei sapere chi il 15 febbraio non ha pensato: «anche quest'anno ci siamo tolti dalle palle San Valentino». Può averla inventata solo il diavolo la festa degli innamorati, non solo per la sproporzione fra i quattro gatti che rende genuinamente felici e le moltitudini cui procura ansia, frustrazione, delusione, ma anche perché induce a commettere tutti e sette i peccati capitali. Il meno gettonato è la lussuria, perché a San Valentino è tutto baci, coccole e romanticismi, e solo pochi intenditori lo buttano sul sesso carnale. Però c'è la superbia, quella di chi sbandiera senza ritegno, magari sui social, regalini lussuosi ricevuti, suscitando invidia nei single o nei trascurati dal proprio partner, che vanno a lamentarsi con lui, spingendolo all'ira. Lui comunque si è già macchiato di avarizia, visto che non ha voluto cacciare un soldo per un mazzo di fiori o una cenetta al ristorante. Il trascurato/trascurata per consolarsi si scofana da solo un cabaret di pasticcini, abbandonandosi alla gola, per poi sprofondare nell'accidia davanti alla tivù. E il diavolo si frega le mani: in un solo giorno ha ripopolato tutti i gironi dell'inferno. Senza contare la delusione di chi per San Valentino ha ricevuto attenzioni ma non come si aspettava: l'ennesimo completino sexy color talpa (quello che resta negli ultimi giorni di saldi al 70 per cento), un mazzo di fiori troppo piccolo, un'eau de toilette troppo speziata anche per D'Annunzio, una cena al ristorante dove hai incrociato la tua ex con il suo nuovo fidanzato, uno più giovane, magro e coi capelli. Quando passiamo oltre sul calendario è una vera liberazione. Chissà, pensi, forse fra 364 giorni un governo sovranista avrà abolito San Valentino in quanto festa scopiazzata come Halloween, ma decisamente più spaventosa. Auguriamocelo, magari mentre mangiamo cioccolatini a forma di cuore che da ieri sono scontati al 50 per cento.