Scritture scriteriate

Se 'un si va 'un si vede!


Sergio Zavoli è morto. Un credente di idee socialiste di novantasei anni. Classe 1923, quella di mio padre partigiano. Poco alla volta tutti muoiono, ma alcuni lasciano un ricordo, magari per poco ma un segno di presenza lo lasciano, almeno per chi voglia ricordare e imparare a non commettere errori già fatti, ma soprattutto a lavorare bene come questi uomini hanno dimostrato. Zavoli giornalista. Sul Resto del Carlino Michele Brambilla, che non apprezzo molto dai tempi che ho letto le sue brambillate sul Sessantotto, ha scritto buone cose. Ecco, ha scritto che Zavoli era semplicemente un giornalista, come Montanelli, come Biagi, professionisti abituati ad andare a vedere, scrive Brambilla in prima pagina, poi a scrivere.

Certo, il metodo, che poi per un giornalista è anche un fatto deontologico a pensarci bene, e lo sa Maurizio Minnucci che in gioventù ha lavorato per quotidiani come Il Messaggero e Il Corriere Adriatico. Mi viene in mente una battuta di un film abbastanza comico di ambientazione risorgimentale, Domani accadrà, in cui Paolo Hendel ogni tanto afferma alla toscana: «Se 'un si va 'un si vede!», se non si va sul posto non ci si può rendere conto dei fatti. Ma per Zavoli era anche altro. Ricordate il Processo alla tappa? Entravi nel fatto accompagnato con discrezione da questo giornalista informato e non urlante che ricostruiva i fatti, li umanizzava, te li faceva amare e con la tappa ti faceva amare il ciclismo, sport duro, a volte eroico. Ma per me Zavoli è stato (ed è) altro. Io non ho mai letto molto i quotidiani e poco ho seguito TV e Radio, ma due trasmissioni a puntate secondo me rimangono (e spero rimangano in futuro) a testimoniare come si fa giornalismo d'alto livello, di grande cultura: Nascita di una dittatura e La notte della Repubblica.

Nella prima la ricostruzione delle origini e dei primi sviluppi del Fascismo, nella seconda il sofferto ma tenace tentativo di ricostruire gli anni del Terrorismo rosso in Italia. In entrambe interviste ai protagonisti che ancora oggi costituiscono fonte storica e dovrebbero esserlo per le lezioni nelle scuole, forse a cominciare dagli insegnanti.

Ecco, mi piace ricordare Zavoli così: il giornalista che ha avuto l'intuizione ed il coraggio di portare in TV protagonisti degli anni di piombo, non per giudicare ma per capire, l'uomo colto e pacato che ci invita a non dimenticare che la storia può ripetersi coi suoi drammi e le sue tragedie. Penso che purtroppo oggi ce ne sia bisogno estremo.