La Storia non si corregge

Quante statue che decorano le nostre piazze sono intitolate a personaggi che non hanno condiviso i valori morali e civili che caratterizzano la nostra società? Quanti luoghi sono stati dedicati a gente che in qualche occasione ha violato i diritti umani? Sono le domande che mi sono posto dopo avere assistito alle cronache degli ultimi giorni riguardo a statue e monumenti non ritenuti degni di stare dove stanno.

In America sono nel mirino le statue di Cristoforo Colombo, che non solo era un "cacciaballe", come nella commedia teatrale di Dario Fo, ma anche un crudele razzista. Gli abitanti di Bristol si sono accorti dopo più di un secolo di aver dedicato una statua a un trafficante di schiavi e l'hanno buttata in mare, mentre a Londra i monumenti a Winston Churchill sono stati impacchettati allo scopo di proteggerli da chi vede in lui non il vincitore di Hitler ma lo sterminatore di indiani e palestinesi. E a Milano c'è chi ha contestato la statua di Indro Montanelli, che non solo fu fascista ma che all'epoca dell'invasione dell'Etiopia sposò una dodicenne con il consenso della suocera.

E facendo una piccola ricerca troviamo un certo Giulio Cesare, che fra le tante cose fu anche genocida (un milione e duecentomila morti solo in Gallia) e un certo Sigismondo Malatesta, che oltre a essere un sanguinario condottiero ebbe mogli e amanti non molto più adulte di quelle di Montanelli, una delle quali l'ammazzò pure. Perfino l'insospettabile imperatore Augusto bevve il sangue dei suoi nemici politici.

Cinque esami universitari di Storia mi hanno fatto capire che ben poche personalità sono prive di scheletri nell'armadio: il potere e la fama costano delitti e compromessi, e un eroe senza macchia nella vita pubblica può avere una vita privata discutibile e perfino ripugnante, secondo i nostri criteri odierni. Probabilmente la metà dei personaggi scritti sui libri di Storia è fatta di gente che sotto sotto tradiva il coniuge, o sculacciava i figli, o frequentava i bordelli, o era tendenzialmente xenofoba, o maltrattava i cani, o era apertamente sessista, o tutte queste cose insieme.

Correggere la Storia è impossibile quanto trovare un uomo totalmente buono o totalmente cattivo: perfino papa Giovanni, il papa buono, non le avrà fatte tutte giuste. Il fatto è che quando diventi un monumento o dai il tuo nome a una via o a una piazza, non sei solo un personaggio notevole, ma assurgi alla dignità di santo laico, anche se sei stato un generale che come minimo ha provocato qualche migliaio di morti (e che altro dovevi fare in guerra?).

Ma il problema non tocca solo gli esseri umani. Anche chiamare una via con il nome di una pianta può essere irriguardoso verso certe categorie: come devono sentirsi gli allergici ai pollini quando passano in via dei Pioppi? E come mai ci sono tante strade dedicate alle prede - via del Camoscio, del Cervo, del Capriolo, ecc. - e così poche dedicate agli animali predatori, che ammazzano solo per mangiare a differenza dei generali?

Forse fanno bene i giapponesi a non dare nomi alle loro strade; complicheranno un po' la vita ai turisti, ma alla fine è la scelta più giusta.