L'amore ai tempi del colera

Da quando è scoppiata la pandemia non ho mai smesso di ringraziare il cielo per il fatto di non essere giovane. Me ne rendo conto soprattutto oggi che è san Valentino, una festa azzoppata, sterilizzata, distanziata, in cui tutti i giovani innamorati devono per forza rispolverare Dante, non perché è l'anno dantesco, ma perché gli tocca vagheggiarsi da lontano, accontentarsi di un saluto, struggersi per contatti impossibili, proprio come faceva il sommo poeta con la sua amata Beatrice.

Nell'anno del coronavirus i giovani sono diventati tutti stilnovisti, anche se oggi hanno PornHub, risorsa che Dante, Cavalcanti e Guinizzelli se la potevano sognare, ma comunque sono inchiodati ad amori impossibili, non perché non corrisposti o proibiti dalle leggi o dalla morale, ma perché impastoiati da dpcm che hanno sostituito la mappa delle zone erogene con quella delle zone gialle e arancioni.

Giovani stilnovisti con il coprifuoco alle 22 (orario che in tempi normali è improponibile già a un ragazzino delle elementari) e soprattutto tutti endogami, cioè costretti a circoscrivere il territorio dove intrecciare una nuova relazione al comune, alla provincia o alla regione, a seconda del colore della propria zona, propensi a rispolverare il vecchio detto dei loro nonni "mogli e buoi dei paesi tuoi".

E mi domando come avrei fatto se un'emergenza pandemica si fosse presentata quando avevo vent'anni e stavo vivendo una clamorosa storia d'amore con tutta l'esuberanza del cuore e dei sensi tipica di quell'età. Solo a pensarci mi sento un cerchio alla testa. Ero così preso dalla passione che non sarei riuscito a dedicare un solo neurone ad altri argomenti che non fossero quelli di architettare piani acrobatici per vedere la mia ragazza, a costo di violare le regole o falsificare documenti mentendo spudoratamente, oppure incazzarmi se la mia ragazza non si dava altrettanto da fare per inventare modi per incontrarci o non si mostrava ansiosa di infrangere la legge per amor mio, deducendone che non mi amava abbastanza e quindi tormentarmi immaginando che, non potendo vedere me che abitavo in un altro comune, mi stava allegramente rimpiazzando con un altro ragazzo residente nella sua zona e più facile da frequentare.

Anche perché all'epoca non esistevano i cellulari e non ci si poteva monitorare reciprocamente h24; a colmare la lontananza c'erano solo telefonate dal fisso di casa, con relative ramanzine dei genitori riguardo alle bollette e bisticci con i fratelli perché pure loro avevano bisogno del telefono.

Se oggi fossi un ventenne innamorato potrei contare su Skype e WhatsApp e forse, se fossi anche emancipato come i millennials, non avrei molte remore a consolarmi con il porno. Ma se assomigliassi al ventenne che ero, i surrogati ben presto mi renderebbero ancora più nervoso, diventerei intrattabile e mi consolerei con chili di dolci e cioccolata, con il risultato che a fine pandemia la ragazza mi troverebbe incazzato e sovrappeso. Insomma, sono felice di essere un tranquillo signore di mezza età che a San Valentino può dedicarsi solo alla sua amata consorte e a ricordare ai giovani innamorati che l'amore è meraviglioso e ti preserva da tutto, un po' come il vaccino Pfizer.