Le colpe dei padri

Credo che nel Giorno della Memoria il primo sentimento dovrebbe essere quello di liberare un ricordo così importante e tragico dal peso delle ipocrisie e delle menzogne opportunistiche. Non certo le polemiche e le discussioni inutili, ma la ricerca della verità (per quanto possibile) per onorare la Memoria e soprattutto per evitare il ripetersi di simili tragedie. La Memoria all'ombra della menzogna è una pessima pianta e cresce male, sicché - a proposito della tardiva e un po' superficiale ammissione di colpa da parte del giovane erede dei Savoia - alcuni fatti andrebbero forse precisati.

In una dimensione storica il perdono, così come le scuse (molto diffuse negli ultimi anni), sono completamente inappropriati, fuori posto e pressoché di nessun significato. Le scuse sono nulla più che un gesto formale, un dispiacere proclamato pubblicamente che non influisce affatto nella cancellazione e nemmeno nella diminuzione delle colpe del passato. Vale per Emanuele Filiberto, vale per i Pontefici, vale per i Presidenti degli Stati Uniti e vale per i Cancellieri tedeschi (i presidenti sovietici se ne guardano bene dal chiedere scusa) per le complicità o i silenzi dei loro predecessori di fronte ai genocidi del passato.

Le colpe non si cancellano, almeno su questa terra, restano in ogni caso, per cui scusarsi e pensare di aver chiuso la pratica è troppo facile. Di fronte alla irreversibilità del Male, l'unica scelta praticabile da parte di chi sente la necessità di ricordare le colpe dei propri predecessori e assumersene la responsabilità è quella di provare vera, profonda vergogna e sofferenza autentica. E soprattutto dimostrarlo concretamente cercando di impedire che si verifichino nuovi delitti, perché seppellire le tragedie dell'esistenza umana sotto una cascata zuccherosa di parole non serve a nulla.

Da questo punto di vista, la tradizionale dottrina cattolica del pentimento è esemplare e molto chiara. Il pentimento vale solo nel momento in cui c'è il disprezzo per il proprio peccato, non una lavatina di panni sporchi e via. Sant'Agostino diceva che il pentimento è anch'esso un dolore, non inferiore a quello che abbiamo inferto facendo del male agli altri. Si deve odiare il peccato, non il peccatore, e quindi ci si deve convertire e cambiare radicalmente vita. Gli atti formali sono inutili, forse dannosi, se non accompagnati da fatti concreti, come ad esempio la restituzione dei beni alle vittime e la punizione dei colpevoli.

Invece nell'Italia del dopoguerra, a parte qualche fesso che pagò per tutti, anche quelli che ebbero ruoli importanti nel fascismo, coloro che costruirono le proprie fortune e le proprie carriere grazie alla dittatura, tutti coloro che in varie forme parteciparono e non si opposero alla violenza del regime mantennero intatte le proprie posizioni, come confermato da un'ampia documentazione storica. Pochi si opposero alle odiose leggi razziali del '38 e tra quei pochi la gran parte lo fece timidamente. Troppi furono a voltarsi dall'altra parte davanti alle tragedie delle persecuzioni ebraiche e per questo non furono meno colpevoli dei carnefici.

Per quanto riguarda le colpe dei Savoia è fuori dubbio che la monarchia aveva ceduto improvvidamente le sue prerogative al fascismo, la cui componente violenta, il consenso generalizzato del popolo e la debolezza del sovrano determinarono gli sfracelli che ben conosciamo. Pertanto le scuse dell'erede al trono non servono, i discendenti di casa Savoia - questa nobile famiglia di bigotti francofili - in un preciso momento storico scelsero di dare il colpo di grazia alla debolezza del popolo italiano.

Per questo motivo il pentimento del giovane Emanuele Filiberto vale né più né meno della sua corona, cioè nulla.